Crocevia

43_lac_primer_BLuglio 2014. Alpi Marittime. Valle Maira. Versante francese.

Le ultime gocce di pioggia strappano i riflessi di nubi, distesi sulle trasparenze del Lac Premier. Tirano, fino a tendere le tele celesti, strappandole in respiri d’azzurri che assumono ora un colorito blu cobalto. Dentro il Refuge De Chambeyron (2.626 m.) regna un senso di quiete, assieme la malinconia per i paesaggi a tinte vive, sbiaditi, in pochi attimi, da un violento fortunale. Le margherite, dal giallo intenso appena attenuato, rimangono vigili sui pendii inerbiti alla base dei versanti rocciosi, come ad indicare che c’è ancora da fare. La giornata non è finita in questa atmosfera cupa di tardo pomeriggio.

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“Sembra che stia passando. Possiamo andare. Ce la facciamo. Svalichiamo e siamo in Italia”.  Interrompo quell’attesa dai toni dimessi, quasi rassegnata.

Lucio riflette un attimo. Poi dice “Ci sto. Facciamolo. Va bene.” Non  è la prima volta che sceglie di non abbandonarsi a quella che lui chiama “la via del piacere”, una sorta di zona di comfort dell’escursionista, dove l’indolenza la fa da padrone ogni qualvolta senti di aver dato abbastanza o di non poter tenere tutto sotto controllo. Stavolta è diverso. Lo afferma con la convinzione di chi non ha dubbi sulla strada da prendere. La sua scelta non è solo nelle parole, ma nel desiderio di mettersi alla prova, nello sguardo e nel modo in cui stringe le bacchette da trekking. La sua posa pare voler ricordare che dentro un limite non troverai un confine, ma una direzione a segnare una nuova meta. Una via capace di sorprenderti che si lascerà inseguire solo da una volontà capace di ravvivarsi ad ogni passo denso di desiderio e di orgoglio. Non lo dice, ma lo sento lo stesso.

Quando hai voglia di fermarti, di rinunciare o rimandare, non solo su un sentiero, devi trovare il coraggio di muovere oltre, per andare a toccare i tuoi limiti e spostarli un po’ più in là. Solo così arriverai a capire chr per ottenere quel che ancora non possiedi, dentro e fuori di te, dovrai spingerti oltre quel che sei sempre stato, rinunciando all’illusione di riuscire ad essere padrone di quel che accade intorno a te e facendo in modo che il vento di una paura non ti scuota fino al punto da farti cadere. Dovrai metterti in gioco, con i tuoi ritmi e con i tuoi tempi, dentro una sfida senza rivali. Fare quel che non hai mai fatto, per ottenere quel che ancora cerchi. Solo così troverai la forza di cedere alla curiosità di osare, che  è poi un gioco che ti rende migliore, portandoti davanti ai tuoi “se” e “ma”, per poi spiegarti dove puoi arrivare, ben oltre le tue convinzioni che erroneamente confondi con le tue possibilità.

Lucio lo ha capito. Sa perché dobbiamo andare. E’ qui. Con me. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Fuori il temporale si spegne quasi d’improvviso, esattamente come è iniziato qualche minuto prima. La montagna in paziente attesa pare sollevata dalla nostra decisione. Ci lascia uno spiraglio tra i nembi, lasciando che il cielo ritrovi la terra, in un abbraccio che è lì, quasi a volerci indicare dove posare il passo. Le creste intorno giocano con la nebbia. Si mostrano per poi nascondersi e nuovamente ritornare davanti allo sfondo di  un tramonto che non c’è, ma arriverà portando via quest’aria umida. Sistemiamo gli zaini  davanti agli occhi di Pietro che, perplesso, lancia uno sguardo dove il disappunto finisce per cedere il passo alla rassegnazione. Pare in preda al dubbio. “Che i due masochisti abbiano ragione?”. Capisce che non c’è da discutere. Si libera delle pantofole per infilarsi nuovamente gli scarponi. Scegliamo l’aria frizzante e, sotto un cielo cupo, risaliamo omini di pietra densi di foschia. L’aria umida intride squarci di paesaggi con laghi che compaiono per poi passare, e creste che si svelano a portata di passo.

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47_verso_bivacco_barenghi_DNell’incedere sento che è la scelta giusta, rinunciare a stare per andare. E’ quella che porta più lontano, guidandoti nel cuore di un paesaggio e, al tempo stesso, in  profondità, dentro te stesso. Lucio scherzosamente la chiama la “via del dolore”. La percorri quando al  comodo rifugio preferisci l’asprezza di una cresta solitaria battuta dal vento, per poi affannarti a cercare un angolo dove poterti fermare a cullare le stelle, quando al sentiero ben segnato preferisci la voglia di perderti per esplorare l’intorno, quando di fronte ad un imprevisto scegli di stringere i denti e non arrenderti per arrivare a diretto contatto con le tue possibilità, li dove l’esperienza diviene forza. La percorri quando scegli di metterti in gioco piuttosto che rinunciare  e, consapevolmente, decidi di dare in dono alla vita un pezzetto in più della tua fatica, che finisce per essere tutt’uno con la tenacia del tuo volere andare, oppure, quando lasci che  l’ambiente ti provi, con un orgoglio che è finalmente profonda consapevolezza di esistere, quando scegli  un momento in più di dubbio ma anche di desiderio.

La “via del dolore” comporta sacrificio,  ma anche dietro un angolo di sofferenza, ti farà scoprire  una parte di te nella quale ti libererai dall’inganno del sopravvivere, per donarti il piacere  vero di essere. Ti costringe a fare i conti con le tue paure ma sa anche farti scoprire quanto forti possano essere le tue speranze. Ti spiega che, quando senti di aver dato tutto, ce n’è ancora e che un ardire sa farsi pretesa della quale puoi sentirti finalmente all’altezza, nonostante il passo stanco, quello che continua a portarti quasi senza far rumore. E’ conquista continua, crescita nella testa e nelle gambe, nelle certezze dell’anima, che finiscono per riempire anche i tuoi scarponi.

E’ incredibile come ogni volta il sentiero ti ripaga. Il maltempo non infierisce, il paesaggio rivive di una bellezza nuova,  il dolore passa, e passa anche ogni  paura. Quando hai freddo e fame e sei stanco da capo a piedi, la montagna ti accoglie, ti abbraccia, stringendotisi attorno, per offrirti quello di cui hai bisogno, come un rifugio che non ti aspetti ma non importa perché è lui ad aspettare te, o l’omino di pietra che è li ad aiutarti a ritrovare la via.

Quanto è bello mettersi alla prova ma senza la pretesa di arrivare ad ogni costo.

E’ per questo che ad ogni crocevia occorre rifuggire l’inganno della strada comoda, quella senza insidie quella che promette di portarti lontano ma in realtà ti lascia sempre lì. Quella che non ti fa sudare, non ti fa stancare, non ti fa piangere, quella che non minaccia alcun timore, ma non ti fa scoprire niente. Sceglieremo allora sempre, dentro e fuori dal sentiero, la fatica di un inizio, un po’  più a diretto contatto con le nostre paure, ma in cambio carezzeremo il piacere di arrivare davvero lontano, ben oltre la zona di confort, per riscrivere le regole e stabilirne di nuove, fino a comprendere davvero che  non ci sono sfide che non ti portino a migliorare te stesso, un poco oltre nel tentativo costante di provare ad essere una persona migliore.

Ci tenevo a parlarne, lasciando da parte una storia che magari, con le parole che merita, avremo modo di ricordare nei dettagli fra queste pagine e che racconta di paesaggi che si lasciano attraversare fra giochi pirotecnici di luci ed ombre, del Lac des Neuf Couloirs, di creste che assieme ai nevai, indifferenti, sopportano un confine, e dell’ accogliente bivacco Barenghi, dentro una vallata rocciosa, con la testa posata su un lago di un azzurro intenso, rifugio sicuro pronto ad accogliere gli intrepidi escursionisti per la notte appena prima di un nuovo rovescio. L’ennesima prova che, nel dubbio tra un fare e un non fare, devi metterti in gioco, trovare il coraggio che si fa prospettiva nel calcare il sentiero, proprio lì, dove troverai, come per magia, quel che ti necessita per sostenere il tuo passo. Non devi chiederlo ma solo desiderarlo, nel profondo, in perfetta armonia con te stesso ed il mondo attorno.

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