Varco

Il Col Des Thures, si distende  sulla dorsale di cresta tra la Valle di Thuras (Valle di Thures) in Alta Val di Susa e la Valle francese della Cerveyrette nelle Hautes Alpes. Un’altra notte è trascorsa nel cuore delle Cozie. Il cielo plumbeo e le nebbie fitte che, a notte inoltrata,  ieri  ci han portato fin qui, lasciano ora spazio alla vastità del paesaggio. In lontananza è un sovrapporsi di linee di orizzonte sempre più sfumate che seguono i profili delle montagne. Dalla lontana Val Gesso, ci hanno preso per mano fino ai margini del Queyras francese e ora ci spingono oltre.

Il Monviso è stavolta alle nostre spalle. Si allontana. Un passo dopo l’altro, ogni meta si è fatta nuovo inizio. La distanza si è ridotta, per poi tornare a dilatarsi. E ogni cosa dentro e fuori di noi,  ha finito per riappropriarsi della sua dimensione naturale, quella del passaggio, quella del tramite di un eterno moto che fissa il caduco nel segno indelebile di un’esperienza che si fa coscienza.

Il traguardo ideale, da sogno è diventato conquista, in questa corsa dell’effimero, dove ogni arrivare, visto da vicino, è poca cosa, sipario che si chiude, luci che si spengono, e soprattutto, presto, prestissimo, voglia di ripartire.

E poco contano distanze e dislivelli, ancor meno, forse, la direzione da prendere. Anche il paesaggio finisce per farsi orpello, come i capelli più radi sulla fronte o la pelle segnata dalle stagioni, come la fatica che, nel ricordarti la fragilità di ogni illusione di onnipotenza, si ferma al fisico, ma non lambisce la tua voglia di andare.

E allora Vai, perché il senso  è tutto lì, nel “durante”, nell’ “attraverso”, in quell’esercizio di consapevolezza che si fa breccia fra le dimensioni del perituro e dell’eterno, passaggio fugace, in cui il tempo è dilatato a dismisura da un anelito che è emozione viva, libera da compromessi, perché  non è ancora o non è più malinconia.

Nutrimento di  un inarrestabile divenire, che sperimenta se stesso, sei chiamato a  questo tuo sentire che apparentemente non lascia tracce, se non l’impronta unica dell’ennesimo dubbio che, a contatto con i semi buoni del mondo,  si scioglie, per segnare il viaggio, quello vero, quello che sa farsi soluzione, risposta, e risvegliare la coscienza affinché si riscopra essere tutt’uno con l’intorno.