Orme

“La fine della sofferenza non puo’ comportare un aggiungere, puo’ solo essere un nulla”

Ajhan Brahm

Un passo, e le preoccupazioni cadono, come sabbia, sul sentiero. Una brezza le arrotola in eteree spirali di passato, mentre i miei scarponi sono già oltre.

Un altro passo e i ricordi si stemperano nell’eco, senza voce, di orizzonti lontani, ma non più irraggiungibili.

Non ho una storia. Non ho futuro. Ho solo questo “Me”, al di là di ogni prospettiva. Questo cuore che pulsa, e sangue, e carne, e parole che animano pensieri, densi di un sentire che non mi appartiene completamente perché, forse, sono Io che gli appartengo da sempre. L’urgenza di essere ogni volta all’altezza si stempera nel dilatarsi del paesaggio.

Un passo in piu’ e il brusio mentale si fa silenzio. E non ho piu’ bisogno del barlume di un’idea. Non c’e’ nessuna frenesia, nessun dover arrivare o aver paura di fallire. Nessun timore di disattendere le promesse, divenute istanze, della mia cultura. Finalmente consapevole, quel che sono davvero, si svincola dal “programma di successo del mio condizionamento”.

Le mie gambe, orgogliose nella loro precarietà, si stagliano dentro l’infinito, ma è la terra che mi sostiene e l’aria intorno, è il gioco di vuoti e pieni.

Sono tutto. Sono niente.

Non ho bisogno di essere Io quando non c’e’ più alcuna distanza da coprire.