Il portafortuna della coccinella

E’ mattina, nel cuore del Supramonte.
Accingendomi ad uscire dalla tenda, sul bordo del telo noto una coccinella che si dirige alacremente verso l’ingresso. Per evitare di calpestarla, la riporto delicatamente sull’erba, in un punto sicuro.

Si dice che porti fortuna. Forse la dea bendata si è davvero vestita di una rossa livrea, in quel minuscolo esserino, a ricordarmi che la buona sorte è spesso data da piccole differenze. Come quando entri in un rifugio e pochi secondi ti separano dal diluvio, o quando eviti per pochi centimetri una pericolosa collisione. O quando una vicina mano amica ti salva da una disastrosa, e probabilmente definitiva, caduta (ok, lasciamelo dire, questo è il caso in cui la dea si toglie la benda e vedi il volto della provvidenza).

Da laboriosi trekker sapiens, con Tony e Pete prepariamo la colazione, dissertando al contempo dei massimi sistemi: organizzazioni sociali, esploratori spirituali, visioni del mondo e… è pronto il tè?

Dopo esserci rifocillati, mentre ritiro l’equipaggiamento, ritrovo la coccinella su uno spallaccio dello zaino.

Deve aver fatto un bel percorso…

Cara coccinella, chissà come vedi tu il mondo, e qual è il tuo portafortuna.
Forse con i tuoi spostamenti, mi stai dando un suggerimento?  

Di certo, condividiamo l’attrazione per l’attrezzatura da trekking ;-)