Equilibrio

“So che sei stanco. Ma continua ad andare avanti.

La strada è questa.”

Rumi

La montagna intorno è un tripudio di rocce spigolose, un caotico ammasso di sfasciumi che incastona l’azzurro intenso di un lago, sulle cui acque si specchia un cielo appena velato di nubi.

“Niente domande! Non ora. Non qui.”

Il paesaggio mi richiama all’ordine. Mette a nudo l’inconsistenza di ogni mio supponente sentirmi padrone degli eventi. Nello sbriciolare false certezze, ribadisce al contempo, l’inutilità di ogni lasciarmi andare.  Nel rivelare il privilegio della mia fragilità, mi strappa via di dosso l’ossessione del voler dare una spiegazione a Tutto, di risolvere prima di passare attraverso. E’ l’insicurezza di fondo che alimenta il mio bisogno di controllo. Stavolta, l’ho trascinata fin qui, dalla mia “culla urbana”, per scoprire che nasconde, in maniera sempre più maldestra, la mia voglia di scappare e finisce per distrarmi da un sentire e sperimentare genuino.

L’intorno roccioso, coi suoi ricami di verdi ed azzurri non parla, ma fruga nel profondo, scagliandosi, stavolta con inconsueto accanimento, sulla mia tendenza a concettualizzare ad ogni costo, sulla fuga nell’astrazione di un dover essere migliore che vorrebbe lasciarsi alle spalle le mancanze e le promesse del presente, passare senza sostare, osservare frettolosamente senza capire, senza sentire.

E’ un risveglio.

La montagna, come sempre, ha ragione. Mi richiama a tutta l’attenzione di cui sono capace. Mi spiega che se dietro ad ogni nostra sensazione ed emozione, capaci di farsi pensiero, parola, o azione,  ci fosse un “perché”, legato a quel che siamo o non siamo stati, allora non esisterebbe alcun libero arbitrio, ma solo un vano affannarsi in ossequio ad un copione già scritto.

E allora, niente domande, perché camminare mi ha insegnato che è solo quando smetti di pensare a quel che sarà dietro l’angolo o che hai lasciato alle spalle, che cominci a stare davvero sopra il sentiero e dentro il tuo tempo che, come sempre, cancella e riscrive, lasciandoti solo quel che resta di Te, perché questo è il suo compito.

Una volta ancora, il viaggio, mi proietta oltre la materia, dentro luoghi di significato che sanno parlarmi, dove anche l’impermanenza e la precarietà di ogni cosa, acquistano senso, perché sono ciò che rende possibile il mio camminare, perché sento di potermi spostare davvero solo se il confine si muove assieme a me, solo se cambia il paesaggio.

Non ci sono alternative allo spegnere i pensieri per spingermi oltre. Nel farlo sento di dovermi vestire dei miei “abiti” più belli, intessuti di esperienze  e di persone, anche quelle che non ho più accanto, ma che restano dentro di me, a spiegarmi che perdere a volte è responsabilità di custodire e portare, altre volte urgenza di cambiare.

E se anche dare un senso a quel che non  lo ha, fosse uno dei significati che siamo chiamati a trovare, mi riprometto di smettere di interrogarmi per tornare ad esistere con semplicità, consapevole che  per ogni vetta da scalare c’è un abisso dentro il quale potrei precipitare.

Comincerò con il prestare maggiore attenzione, cercando l’equilibrio, carezzando, per acquietarlo, il tumulto di pensieri che spingono per farsi parola, ma anche evitando, al tempo stesso, con il coraggio di cui sono capace, il punto di non ritorno di silenzi che dilatano distanze fino a renderle incolmabili.

L’acqua del lago è sempre più vicina. Gli sfasciumi, l’apparente rovina di pietra su pietra, mi circondano. Non sono una minaccia. Mi hanno dato la spinta, gli appigli, per arrivare quaggiù, dove ora posso rifiatare, posarmi e trovare il tempo per comprendere, che ogni mio dubbio, ogni senso di smarrimento e di inadeguatezza, a volte vergogna, o paura apparentemente invincibile, ogni mio vano tentativo di compensazione, anche la rabbia, fanno parte dell’itinerario. Non posso che accettare, perdonare e perdonarmi per l’inciampo, a volte necessario, lungo il cammino, ed esaltare ogni mia debolezza come esortazione per la mia voglia di diventare migliore, come spinta a prestare attenzione al mio passo sulla via, al mio contributo a questo stare senza ragioni da cercare, ma con tutte le ragioni per esprimersi.

In fondo tutti siamo paesaggio che corre e sarebbe bello lasciare un bel ricordo.