Per sempre: prologo.

“Sebbene sembriamo addormentati c’è un interiore essere svegli che dirige il sogno e che di soprassalto ci risveglierà alla verità di ciò che siamo”

Rumi

La vita è apprendimento. L’esperienza è un banco di scuola.

Se nel chiedermi “chi sono” non ho ancora trovato una risposta, nel domandarmi “perché esisto” e cosa questo significhi davvero, sento di potermi esporre ed affermare che “sono qui per esplorare”. Lo spazio e il tempo sono i miei maestri e quel che accade dentro e fuori di me, sono i miei libri: movimento, sensazioni ed emozioni, pensieri e parole. In questa prospettiva niente è fuori luogo, tutto ha un valore assoluto. Niente è “semplicemente giusto”, niente è “solamente sbagliato”.

A scuola non si vince, non si perde, a scuola si impara. La scuola è viaggio e nel viaggio, lo sappiamo, arrivare è solo una scusa.

Mi capita a volte di pensare che in questo nostro percorso siamo fondamentalmente soli. Ma non è una conclusione che deve spaventare, e men che meno sminuire il nostro intorno, perché è proprio questa nostra solitudine interiore che alimenta la forgia dell’unicità del nostro contributo al Tutto. C’è dentro quel che siamo in potenza. Quel che dobbiamo diventare che, però, una volta tanto, coincide, non poterebbe essere altrimenti, con , quello che solo noi possiamo essere, con quello che solo noi possiamo fare. C’è dentro un arrivare senza dicotomia tra volere e dovere.

Stiamo imparando, e mentre impariamo non possiamo essere pronti per una reale condivisione, per una vera comunione con l’intorno, con coloro che sono altro da noi, frammenti di una coscienza universale, che è forse, anch’essa impronte sul sentiero. La vorremmo afferrare ma non possiamo, perché già le appartieniamo, perché in fondo i nostri passi sono anche i suoi, perché non si tratta più di prendere o di lasciare, ma di confondersi.

Eppure accade.

Ci sono luoghi e persone con le quali possiamo sperimentare quel senso di appartenenza e quell’assenza di soluzione di continuità, che ci fa sentire parte di un intero.

Quando questo capita è un privilegio. E’ come un ometto di pietre sul cammino a segnalare che la strada è giusta, anche se, a volte, ma non sempre, fa fatica, fa paura, fa rabbia, anche se non c’è un vero orizzonte da seguire e più dei tuoi passi, sembra proprio che sia il sentiero a portarti con sé.

E proprio in quelle occasioni in cui ti sembra di percepire che non ci sia niente e nessuno intorno, e la tua solitudine parrebbe volerti schiacciare, finisci per scoprire che non è mai davvero così. E’ sempre una danza, dentro una musica che sa tenere insieme anche se non sai ancora ascoltare. E allora senti che non vuoi più sfuggire a questo tuo cammino apparentemente solitario, non vuoi più far finta di non vederlo, perché, finalmente, stai imparando a starci dentro, e che per andare avanti, per muovere oltre, non puoi evitare, puoi solo passare attraverso.