“Ama-gi”

Vi siete mai chiesti quanto indecente e inadeguata possa essere la nostra idea di libertà? Quanto sia fragile?

Che la libertà sia un pezzo di Paradiso caduto sulla terra? Qualcosa che non siamo capaci di comprendere e fare nostro davvero? Qualcosa che la paura della precarietà del nostro essere uomini porta a trasformare nell’ingannevole sicurezza della supponenza o nell’illusione dell’oblio? 

Libertà. Potere infinito intrappolato nella rete dei nostri pensieri. Inestricabile nodo di ardita ricerca e rinuncia. 

Sentire o capire? Che il vero problema sia individuare “a chi” o “a che cosa”, dentro di noi, affidare il controllo, cedere le redini di questo “volerci liberi”? Che una soluzione possa essere trovare il coraggio di lasciare andare e affidarsi?

Che sia il dubbio la strada da percorrere? E la solitudine e il silenzio l’apparente deserto da attraversare per ritrovarne le radici?

Che sia per questo che ci sono paesaggi capaci di spegnerti i pensieri,  toglierti il fiato e cancellare ogni intorno che non sia quel che ti circonda davvero?

Che la libertà non sia caduta da sola su questa Terra?

Che dentro i nostri orizzonti,  nel cuore selvaggio di quel che chiamiamo Casa, fra gli alberi di boschi e foreste, attorno ai profili delle montagne o nel loro cuore più profondo, nella disorientante pace di deserti di sabbia o di ghiaccio, nell’agitarsi e nell’acquietarsi del mare, o nei ricami striati di bianco e d’argento della volta celeste, si celino  dei guardiani invisibili e invincibili, chiamati a proteggere, sostenere, accompagnare quel frammento di Paradiso, solo apparentemente in catene, perché possa risvegliare in noi il coraggio di spezzare le sbarre di ogni nostra  prigione?

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