Casa

“O Hayyām, se sei ebbro di vino, sta’ lieto

se te la spassi con belle dal volto di luna, sta’ lieto.

Poi ch’ogni cosa del mondo nel nulla finisce,

pensa che tu sei nulla, e già che sei, sta’ lieto.

Omar Hayyām”

Quanti passi.

Supramontes, Pirenei, Slovenia, Alpi, Islanda.

Quante storie. Quanta bellezza.

Eppure troppo poco rimane di quel che è stato. A parte i luoghi, testimoni silenziosi del nostro passaggio, capaci di fissare in attimi d’inconsueta serenità  quel che in un dato qui e ora abbiamo saputo essere davvero.

Le nostre impronte segnano il terreno come il nostro stagliarci fiero contro il paesaggio. Eppure un momento dopo, queste labili tracce sono già confuse e non ci siamo più.

I sentieri che tanto amiamo e ai quali ritorniamo nel ricordo o nel passo, sono lì a spiegarcelo: non ci sono segni indelebili da lasciare lungo la strada, niente di noi rimane sul cammino, e comunque mai troppo a lungo.

Siamo qui per essere marchiati. E’ l’impronta del mondo su di noi a dare un senso al nostro tempo.

In fondo siamo niente. Siamo sempre stati niente non fosse per questo nostro estemporaneo esserci da tradurre in presenza, da portare in dono, prima ancora di arrivare ad interrogarci sulla sua sacralità.

E allora che ogni nuovo giorno possa portare a far nostro l’abbraccio del mondo quale esso sia. Lasciamo che la vita ci travolga, che ci sollevi e ci trasformi, sradicando le nostre certezze e, con esse, ogni nostra presunzione e ogni nostra paura. Doniamoci il coraggio di affidarci a essa senza riserve, spegnendo il rumore ogni qual volta ci è possibile,  perché la nostra casa è il nulla, solo che non sappiamo cos’è.

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