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Che il tempo sia clemente


Nel trekking si dice che non esista il brutto tempo, ma solo un cattivo abbigliamento.

Eh, a noi trekkers piace pensare di essere dei valorosi camminatori, pronti a tutto.

E finché fatichiamo tra la nebbia e la pioggia senza goderci il panorama, pazienza…

Ma quando la realtà ci sbatte in faccia un fronte temporalesco che non ne avevamo visti in tutta la nostra storia, e ci ritroviamo bagnati e infreddoliti sino al midollo nonostante l’ultra tecnico vestiario, ci ricordiamo di non essere degli Homo Deus.

Per cui, ben sapendo che la speranza non è una strategia, continuiamo a prepararci al futuro al meglio delle nostre possibilità.

Tuttavia, dato che siamo sotto il cielo, ci auguriamo che il tempo sia clemente.

Il rifugio


Immagina un luogo in cui sei in pace con te stesso e con i tuoi simili.
Oltre la consuetudine, in cui non hai preoccupazioni, libero dalle ansietà.

Un luogo in cui vivi sobriamente eppure in pienezza, e dove l’energia scorre giocosa.

Quel luogo può essere uno spazio mentale, certo.
Ma se ha una connotazione reale, è persino meglio, non trovi?

Per me quel luogo esiste, ed anche per te se vorrai, perché è aperto.
Tra il mare e il cielo, in un terra antica.

E’ il rifugio dei cercatori.

Con la sua bellezza.

La sua verità.

La notte, per le stelle


Cammino per le vie della città, in questa notte, con la compagnia del cielo stellato sopra di me (inquinamento luminoso permettendo) e della legge morale dentro di me (egoismo consentendo, caro Kant).

Un passo avanti all’altro, con lo sguardo a scrutare i particolari: foglie autunnali a bordo strada, la luce che filtra da una finestra, gli occhi pensierosi di una ragazza, resi ancora più espressivi dalla mascherina che le copre il viso, come quella che indosso anch’io.

Incrociandoci a “debita distanza”, si direbbe, in questo semi-mondo, sempre più in bilico, al limitare tra caduta e rinascita.
Dove onde imponenti si abbattono senza tregua su di noi, pressoché inermi, più avvezzi agli scarponi sulla terraferma che all’uso della tavola da surf.

Eppure cerco ancora una narrazione che mi dia un po’ di pace, che porti un significato a questa malinconia, alla speranza, mentre sono lontano anni-luce dalla fermezza delle montagne.

Qui, ora, sotto lo scacco dell’invisibile minaccia, pensando ad un messaggio in bottiglia che superi l’oceano.

Non so che dirmi, che dirti, se non che, forse…
il senso della notte è nelle stelle.