Archivi categoria: Definizioni

Per Sempre

“Non esiste il caso, né la coincidenza. Noi, ogni giorno, camminiamo verso luoghi e persone che ci aspettano da sempre”

Giuditta Dembech

Ci sono luoghi e persone che ti lasciano la voglia di stare, almeno un po’. E con essa  il desiderio di scoprire, di andare a fondo, di condividere.

Vorresti trattenerli, ma non puoi. Non per sempre. E’ un tempo denso quello che Vi unisce. Passa, senza passare davvero. E qualcosa rimane. Non più fuori, ma dentro di Te. E Tu, lì dentro, tuo malgrado, ti rinnovi. Ti trasformi, in perenne movimento, all’inizio senza sapere come fermarti, ma poi senza più domandartelo, perché senti che è giusto così, che non ti vuoi più arrestare.  

Luoghi e persone, sanno tenerci per mano, a volte per un tempo troppo breve, altre volte più a lungo.  Sempre, in ogni caso, ti lasciano la suggestione di morire e rinascere. Ne faresti la tua prigione, rinunciando all’illusione di poterti difendere, dimenticando ogni tua voglia di lottare e di scappare.  Fermeresti il tempo e ridurresti il mondo al silenzio, per quell’attimo in più, dovessi anche trovarti a viverlo in bianco e nero. Ma non puoi. E allora, se hai imparato a farlo, custodisci e conservi quel volerti sentire parte di un qualcosa di più grande, qualcosa di non frammentato, di ancora intero perché non frantumabile, perché  ti trascenda, portandoti oltre le superfici di questa esperienza che chiami vita, oltre l’intorno prima che ti si stringa addosso, un attimo prima che ti stritoli.

Ti tieni stretto a quell’urgenza di amare che non è mai scoperta, ma sempre ricerca, sempre partire, un inesauribile provare a capire. E finisci per comprendere che è proprio per questo che continui a giocare, e che vincere o perdere sono un po’ la stessa cosa lungo il cammino, perché daranno senso al viaggio quando, al momento giusto, arrivare ti sembrerà ben poca cosa rispetto all’aver attraversato

Ci sono luoghi e persone ai quali è, a volte, possibile ritornare. Basta proteggere il valore di quell’attimo di comunione che ha saputo inebriarti del respiro dell’universo, che ha saputo mostrarti l’eternità dentro un solo attimo. E’ sufficiente non smettere di cercare, non perdere la speranza, che è poi fiducia, di andare incontro, senza un perché che non sia sentire ciò che solo apparentemente  è altro da Te, sotto pelle, nell’anima, oltre la materia. E’ sufficiente proteggere il ricordo e l’attesa di un incontro,  dal sentimento della rabbia, dalla paura, dalla vergogna, dalla vanità di ogni orgoglio e di ogni arrivare, dalle catene di ogni gelosia ed invidia, e da ogni senso di colpa e di sconfitta. Basta custodire la capacità di ringraziare e perdonare, anche te stesso, e non smettere mai di considerare e soppesare.

Ci sono luoghi e persone che restano eterni. E sarà un privilegio saper riconoscere la loro anima quando le occasioni mancate non avranno più valore, come ogni nostro successo o fallimento, quando conterà solo il cammino e, nel cammino, i compagni di viaggio, quelli che han saputo condividere il loro passo con il nostro per una sola tappa o molte di più. Sarà un privilegio riconoscerli e salutarli quando ogni meta sarà priva di significato, perché ogni “quando” ed ogni “dove” saranno anche il tuo tempo e la tua casa.    

Per sempre: prologo.

“Sebbene sembriamo addormentati c’è un interiore essere svegli che dirige il sogno e che di soprassalto ci risveglierà alla verità di ciò che siamo”

Rumi

La vita è apprendimento. L’esperienza è un banco di scuola.

Se nel chiedermi “chi sono” non ho ancora trovato una risposta, nel domandarmi “perché esisto” e cosa questo significhi davvero, sento di potermi esporre ed affermare che “sono qui per esplorare”. Lo spazio e il tempo sono i miei maestri e quel che accade dentro e fuori di me, sono i miei libri: movimento, sensazioni ed emozioni, pensieri e parole. In questa prospettiva niente è fuori luogo, tutto ha un valore assoluto. Niente è “semplicemente giusto”, niente è “solamente sbagliato”.

A scuola non si vince, non si perde, a scuola si impara. La scuola è viaggio e nel viaggio, lo sappiamo, arrivare è solo una scusa.

Mi capita a volte di pensare che in questo nostro percorso siamo fondamentalmente soli. Ma non è una conclusione che deve spaventare, e men che meno sminuire il nostro intorno, perché è proprio questa nostra solitudine interiore che alimenta la forgia dell’unicità del nostro contributo al Tutto. C’è dentro quel che siamo in potenza. Quel che dobbiamo diventare che, però, una volta tanto, coincide, non poterebbe essere altrimenti, con , quello che solo noi possiamo essere, con quello che solo noi possiamo fare. C’è dentro un arrivare senza dicotomia tra volere e dovere.

Stiamo imparando, e mentre impariamo non possiamo essere pronti per una reale condivisione, per una vera comunione con l’intorno, con coloro che sono altro da noi, frammenti di una coscienza universale, che è forse, anch’essa impronte sul sentiero. La vorremmo afferrare ma non possiamo, perché già le appartieniamo, perché in fondo i nostri passi sono anche i suoi, perché non si tratta più di prendere o di lasciare, ma di confondersi.

Eppure accade.

Ci sono luoghi e persone con le quali possiamo sperimentare quel senso di appartenenza e quell’assenza di soluzione di continuità, che ci fa sentire parte di un intero.

Quando questo capita è un privilegio. E’ come un ometto di pietre sul cammino a segnalare che la strada è giusta, anche se, a volte, ma non sempre, fa fatica, fa paura, fa rabbia, anche se non c’è un vero orizzonte da seguire e più dei tuoi passi, sembra proprio che sia il sentiero a portarti con sé.

E proprio in quelle occasioni in cui ti sembra di percepire che non ci sia niente e nessuno intorno, e la tua solitudine parrebbe volerti schiacciare, finisci per scoprire che non è mai davvero così. E’ sempre una danza, dentro una musica che sa tenere insieme anche se non sai ancora ascoltare. E allora senti che non vuoi più sfuggire a questo tuo cammino apparentemente solitario, non vuoi più far finta di non vederlo, perché, finalmente, stai imparando a starci dentro, e che per andare avanti, per muovere oltre, non puoi evitare, puoi solo passare attraverso.  

Equilibrio

“So che sei stanco. Ma continua ad andare avanti.

La strada è questa.”

Rumi

La montagna intorno è un tripudio di rocce spigolose, un caotico ammasso di sfasciumi che incastona l’azzurro intenso di un lago, sulle cui acque si specchia un cielo appena velato di nubi.

“Niente domande! Non ora. Non qui.”

Il paesaggio mi richiama all’ordine. Mette a nudo l’inconsistenza di ogni mio supponente sentirmi padrone degli eventi. Nello sbriciolare false certezze, ribadisce al contempo, l’inutilità di ogni lasciarmi andare.  Nel rivelare il privilegio della mia fragilità, mi strappa via di dosso l’ossessione del voler dare una spiegazione a Tutto, di risolvere prima di passare attraverso. E’ l’insicurezza di fondo che alimenta il mio bisogno di controllo. Stavolta, l’ho trascinata fin qui, dalla mia “culla urbana”, per scoprire che nasconde, in maniera sempre più maldestra, la mia voglia di scappare e finisce per distrarmi da un sentire e sperimentare genuino.

L’intorno roccioso, coi suoi ricami di verdi ed azzurri non parla, ma fruga nel profondo, scagliandosi, stavolta con inconsueto accanimento, sulla mia tendenza a concettualizzare ad ogni costo, sulla fuga nell’astrazione di un dover essere migliore che vorrebbe lasciarsi alle spalle le mancanze e le promesse del presente, passare senza sostare, osservare frettolosamente senza capire, senza sentire.

E’ un risveglio.

La montagna, come sempre, ha ragione. Mi richiama a tutta l’attenzione di cui sono capace. Mi spiega che se dietro ad ogni nostra sensazione ed emozione, capaci di farsi pensiero, parola, o azione,  ci fosse un “perché”, legato a quel che siamo o non siamo stati, allora non esisterebbe alcun libero arbitrio, ma solo un vano affannarsi in ossequio ad un copione già scritto.

E allora, niente domande, perché camminare mi ha insegnato che è solo quando smetti di pensare a quel che sarà dietro l’angolo o che hai lasciato alle spalle, che cominci a stare davvero sopra il sentiero e dentro il tuo tempo che, come sempre, cancella e riscrive, lasciandoti solo quel che resta di Te, perché questo è il suo compito.

Una volta ancora, il viaggio, mi proietta oltre la materia, dentro luoghi di significato che sanno parlarmi, dove anche l’impermanenza e la precarietà di ogni cosa, acquistano senso, perché sono ciò che rende possibile il mio camminare, perché sento di potermi spostare davvero solo se il confine si muove assieme a me, solo se cambia il paesaggio.

Non ci sono alternative allo spegnere i pensieri per spingermi oltre. Nel farlo sento di dovermi vestire dei miei “abiti” più belli, intessuti di esperienze  e di persone, anche quelle che non ho più accanto, ma che restano dentro di me, a spiegarmi che perdere a volte è responsabilità di custodire e portare, altre volte urgenza di cambiare.

E se anche dare un senso a quel che non  lo ha, fosse uno dei significati che siamo chiamati a trovare, mi riprometto di smettere di interrogarmi per tornare ad esistere con semplicità, consapevole che  per ogni vetta da scalare c’è un abisso dentro il quale potrei precipitare.

Comincerò con il prestare maggiore attenzione, cercando l’equilibrio, carezzando, per acquietarlo, il tumulto di pensieri che spingono per farsi parola, ma anche evitando, al tempo stesso, con il coraggio di cui sono capace, il punto di non ritorno di silenzi che dilatano distanze fino a renderle incolmabili.

L’acqua del lago è sempre più vicina. Gli sfasciumi, l’apparente rovina di pietra su pietra, mi circondano. Non sono una minaccia. Mi hanno dato la spinta, gli appigli, per arrivare quaggiù, dove ora posso rifiatare, posarmi e trovare il tempo per comprendere, che ogni mio dubbio, ogni senso di smarrimento e di inadeguatezza, a volte vergogna, o paura apparentemente invincibile, ogni mio vano tentativo di compensazione, anche la rabbia, fanno parte dell’itinerario. Non posso che accettare, perdonare e perdonarmi per l’inciampo, a volte necessario, lungo il cammino, ed esaltare ogni mia debolezza come esortazione per la mia voglia di diventare migliore, come spinta a prestare attenzione al mio passo sulla via, al mio contributo a questo stare senza ragioni da cercare, ma con tutte le ragioni per esprimersi.

In fondo tutti siamo paesaggio che corre e sarebbe bello lasciare un bel ricordo.