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Promessa

“Il problema fondamentale non è se esista una vita dopo la morte, ma se esista prima.”

Giovanni Badino

E’ sul sentiero, per itinerari striati di verdi e celesti, sotto i giochi di luci e d’ombre delle nubi in corsa, o per cammini segreti, sotto la terra, segnati dalle fantasie della pietra scintillante d’acque, che cominci a capire davvero. Accade quando scopri che non vi è nessuna distanza tra Te e l’oggetto misterioso della tua ricerca. Non c’è soluzione di continuità fra Te e il mondo. Quello che trovi fuori viene da dentro, come quello che perdi. E diventa parte di Te in un modo che è soltanto tuo, perché, semplicemente, lo è sempre stato. Finisci per scoprire che i vuoti e i pieni di ogni intorno sono solo le tessere di un unico, cangiante, mosaico, come le persone che ti è dato incontrare e trattenere, per un tempo che a volte è poco e, più spesso, non è mai abbastanza.

Allora senti che, in fondo, “tutto” e “niente” perdono di significato, che “essere nulla” è un po’ come dire “essere ogni cosa”, e che siamo sfumature, riverberi di colori e vibrazioni senza tempo, che si amalgano e si confondono in fantasie ed armonie mai uguali a se stesse.

E puoi, finalmente, smettere di cercare, ma anche lasciare andare ogni paura, perché non c’è niente là fuori che non sia anche dentro di Te. Nessun altro significato conta, più di questo divenire consapevole della tua parte, immanenza che confondi con impermanenza.  

Il tuo contributo al tutto cui appartieni e che racchiudi, diventa l’impegno ad “essere vita”, oltre ogni dicotomia.

Essere Te stesso. Diventarlo. E’ profezia, impegno e destino insieme. L’unico possibile. E’ la tua sacralità nell’insieme. Energia che migra fra le braccia del tempo, che smuove le tessere, stacca e riattacca, consuma e rinvigorisce, trasforma senza distruggere. Perché niente nasce e niente muore, nemmeno la polvere che da montagna torna montagna. Tutto “diventa”, nei labirintici misteri di un esistere che non ha fine e che, in fondo, è solo promessa, anche Tu.
Scoprirlo e permettere ad altri di farlo è la tua sola missione, ben al di la delle leggi degli uomini e dei loro feticci, oltre la bugia delle vane certezze del mondo.


Rinascita


Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.”
Rainer Maria Rilke

Calenzana. Agosto 2006.

Ancora sospesi fra dentro e fuori, sotto un cielo dove la luna e il sole si passavano il testimone, stretti tra l’alba e l’aurora, ci sentivamo tenuti assieme dal sentiero. Incapaci di lasciarlo potevamo solo starci sopra con i nostri scarponi.

In quell’inatteso, inestricabile, abbraccio di emozioni nuove, che avremmo imparato a chiamare consapevolezza, capimmo d’improvviso che ritrarsi era sempre stato ingannevolmente più facile dell’andare incontro. E sentimmo, ritrovando l’entusiastico affidamento del nostro bambino interiore, che non avremmo più rinunciato a comprendere, solo perché diseducati a farlo dalla frenesia di un mondo sempre più lontano dal vero senso di ogni cosa e, proprio per questo, sempre meno nostro.

Rimanemmo perciò in cammino, per imparare, un passo dopo l’altro, quanto ci si possa  sentire leggeri a diretto contatto con la pelle della terra, dove è sempre bello ritrovarsi senza il bisogno di cercare, dove difficilmente capita  di non sapere amare, e  dove, qualora accada di non trovare il modo per poterlo fare, è sempre bello  riscoprirsi incapaci di odiare e senza alcuna voglia di scappare.


Nessuno

Alpi, 2015

Assumere un ruolo, possibilmente di rilievo, acquisire potere, diventare “qualcuno”. 
E identificarsi con un’immagine bidimensionale, senza profondità, ma piena di tag.
Sembra essere lo sport preferito da molti, o anche, ahimè, un’indotta necessità, in quest’ingranaggio sociale che ha fame di graziosi componenti numerati.
Non che abbia da proporre delle alternative, che non siano decisamente naif.

Ricorrere però all’idea del re di Itaca, che a Polifemo che lo interrogava sul suo nome rispondeva “Nessuno”, credo rappresenterebbe un’inconsueta iniziativa. Già, l’astuto protagonista del super-trekking omerico, che per sfuggire dalla prigionia del Ciclope, si travestiva di umiltà. Ma si tratterebbe solo di un primo passo, e pure abbastanza di facciata, vero Ulisse?

Per trasgredire al volere degli dèi, occorre certamente l’arguzia, ma anche il coraggio di mettersi in discussione. Cercare una via di libertà comporta infatti lo spogliarsi di etichette, reazioni inconsapevoli, percorsi preconfezionati e finanche… del proprio zaino (si, lo so, vallo a dire ad un trekker ;-)

La liberazione passa però probabilmente da quel punto: diventare nessuno.
Una missione forse più per santi, che per eroi.

Ad ogni modo, un giorno, senza sforzo, saremo tutti infallibilmente umili.
Polvere di stelle, ritornata humus sulla terra.

Ma essere terreno fertile in questa vita, farebbe la grande differenza.