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Un, due, trek!

Nel suo terzo anno di vita, Trekland ha visto: una pausa di riflessione iniziale (eh… quando si scarpina e non c’è tempo di scriverne), un tecno-cambio di provider, articoli sempre più chiari e diretti, o rarefatti ed ermetici, alcuni itinerari incredibilmente presenti tra le prime posizioni nei motori di ricerca, ma soprattutto l’arrivo di un nuovo treklander!

E così, cammin facendo, siamo giunti al numero perfetto, in numero perfetto ;-)

Naturalmente tutta questa perfezione non ci ha dato alla testa, no no… ma alle gambe, si si! 
Per cui, festeggiamo… camminando!

Buon compleanno Trekland!

E grazie, grazie, grazie a te per essere qui con noi.

Anniversario

Se non avessi scelto di provare a guardare dentro l’animo delle persone, di frugare dietro gli egoismi, di andare oltre la rabbia, di scoprire cosa c’era al di là di una maschera di allegria esasperata o di una tristezza che tace o piange nel segreto di un’oscurità che ho nel tempo imparato a frugare, avrei pensato che non volessero amarmi, mentre invece non sapevano farlo. Avrei odiato mentre invece ho amato, a mio modo, senza sapere cos’è, con parole e gesti che mi appartengono, anche con i miei silenzi.

Se non avessi scelto di camminare, non avrei saputo di un amore infinitamente più grande, al di sopra di ogni imperfezione, di qualsivoglia mancanza, più coraggioso di ogni senso di opprimente inadeguatezza.  Non avrei potuto sentirmi frattale d’infinito, e probabilmente, non avrei saputo scegliere.

E sarei ancora lì, davanti ad un orizzonte che ora so non esserci davvero, in stallo, all’inizio del sentiero che mi ha portato fin qui, dove non  ho più bisogno di una via da seguire, perché casa è ovunque, purché dentro ci sia anch’io.

E non avrei saputo cosa avrebbe significato non fare trekking e rimanere nel mondo senza sapere cosa c’è oltre la superficie, senza chiedermi perché. E avrei fatto finta di non vedere le montagne che mi guardano e di non sentire il vento e la pioggia che con le fronde degli alberi mi parlano, di non sognare il volo sopra vallate di un verde cangiante, o prati d’erba sottile attorno a specchi d’acque di celeste ed azzurro, dove il cielo si fa bello. Avrei finito per avere paura del buio e per non scoprire mai che è anche fra le ombre che avrei potuto trovare la mia vera luce, dentro quella vita sospesa che sempre ha saputo  innalzarmi sui colli delle mie incertezze, sulle vette nebulose delle mie paure, sull’aggettante balcone della mia precarietà. E’ da lì, ora mi è chiaro, che  sempre dovrò saper ripartire.

E avrei cominciato a morire lo stesso, inspiegabilmente e senza appello, giorno per giorno, senza un passo in più, senza un passo oltre. E ogni mio timore non avrebbe avuto speranze. E mi sarebbe mancato profondamente quel primo passo , oltre la “civilisation” al di là del confine, all’apparenza invincibile, tra sicurezza e felicità, capace di farmi sperimentare e sentire nel profondo, cosa significhi essere assolutamente libero e di quanto sa farti stare bene, ma anche di quanto può fare male, quel senso di solitudine assoluta che dovrai riempire del dolore del mondo e, insieme, di tutto il suo amore.

Non ci sarebbe stata nessuna via d’uscita per fendere la nebbia, nessuna nuova nostalgia. Senza l’inquietudine che ti porta a cercare di stare sempre in viaggio, fra i suoi silenziosi insegnamenti, mai avrei capito di quanto il mio coraggio avrebbe avuto l’urgenza di nutrirsi di un timore, e di quanto la fiducia e l’orgoglio del mistero dell’essere, avrei dovuto cercarli e trovarli dentro me stesso, senza fato, senza una fede che non sia altro se non  il rispetto per quello che sono e che son chiamato a diventare, e per ciò che è altro da me.

E non avrei pianto di gioia sul Lago Doppio nella selvaggia Slovenia o vissuto il brivido dell’amicizia, che sempre sa arrivare, sul monte Triglav, non avrei nella testa e nel cuore la magia degli Alti Pirenei, e non saprei che ho una seconda casa sulle Alpi Marittime, ben oltre la magia e la rassicurante presenza dei Supramontes. E mai avrei bruciato dell’anima selvaggia e di tutta  la bellezza ed eleganza disarmante del cuore dell’Islanda.

Probabilmente non avrei scritto una sola riga e non mi sarei mai reso conto di quanto le parole ti impongano di portarle allo scoperto, di quanto tu non sia padrone delle profonde verità che ti è dato portare,  di quanto un pensiero sia forte ma anche fugace e di come sia facile perdere,  non mettendo nero su bianco, l’occasione di capire. Non avrei avuto abbastanza coraggio da sperimentare l’azzardo della trasparenza, e non sarei qui, a raccontarmi, il giorno in cui Trekland compie due anni.

Grazie Trekland. Grazie davvero.

E grazie anche a tutti coloro ai quali è capitato leggerci, ovunque si trovino e quali che siano le loro sfide e i loro sogni. Auguriamo loro una vita al presente, fra le righe e sopra le righe, saldi sul sentiero, senza il timore di perdersi, con l’auspicio che ciascuno, con i suoi tempi e i suoi modi, salga sulla propria montagna interiore e, da lì,  faccia suo lo spazio ed il tempo che gli è stato affidato, di modo che possa riempire di passione il proprio zaino e consumare, davvero, senza “se” e senza “ma”, i suoi scarponi.

Ci hanno detto e continueranno a raccontarci che non c’è niente, nient’altro che questo stare, questo aspettare, e che non c’è, in fondo, un altro posto dove andare. E hanno inventato regole e costruito convenzioni per la paura di vivere davvero, perché l’azzardo di  scoprire fosse troppo più forte del coraggio di immaginare e del sacrificio di partire. Ma abbiamo scoperto il viaggio. Lo abbiamo scelto. E il viaggio ci ha liberato, affinché potessimo portare come un valore inestimabile, il nostro cammino. Esserci non è nient’altro che stare. Ma non è Vero. Non ci crederemo. Non ci crederete. Riprenderemo a cercare. Proprio come questo blog perché Trekland è fondamentalmente ricerca, fuori e dentro di Noi.

 

 

 

Buon compleanno!

Dal primo vagito di questo sito, il nostro pianeta ha compiuto una rivoluzione intorno al Sole, percorrendo quasi un miliardo di chilometri, senza voler contare la rotazione della galassia e l’espansione dell’Universo.
Insomma, anche se non abbiamo fatto trekking quanto magari avremmo voluto, si può dire che almeno spaziotemporalmente un po’ ci siamo mossi ;-)

Ma c’è una dimensione dove, pur non esistendo un contachilometri a misurarla, si spera davvero si sia andati avanti, ed è quella interiore. In cui si snoda il percorso profondo, il deep trekking, ben più articolato e complesso di quello visibile, ed in cui ciascuno scopre e disegna la propria personalissima geografia.

E Trekland, al suo primo anno, è in questo senso il risultato dell’intrecciarsi di due mappe, incomplete, parziali, ma in costante divenire. L’espressione di una ricerca, sull’essere in cammino, spesso intimistica, a tratti critica, qualche volta ironica, ma sempre autentica.

Per cui, buon compleanno Trekland e buona nuova rivoluzione, caro pianeta Terra!