Corsica: Grande Randonnée n. 20 – nord

Time machine activated!

Dal 2021 rieccoci tornati indietro nel tempo al 2006 sul mitico percorso che ha forgiato la nostra trekkitudine: la Grande Randonnée n. 20, o, in breve, GR 20!
Cioè uno dei sentieri escursionistici a lunga percorrenza diffusi in Europa.
Ma non uno qualsiasi: il più tosto di tutti, con i suoi 180 km di lunghezza e gli oltre 10.000 metri di dislivello complessivo, considerato anche il “luogo” dove si snoda: la Corsica, una magica isola dove montagne che arrivano a superare i 2.700 metri di altezza si gettano a capofitto sul mare!

Fonte: Wikimedia

Dell’itinerario completo, in base ai giorni a nostra disposizione, abbiamo la possibilità di percorrere la cosiddetta “parte nord”, che si sviluppa da Calenzana a Vizzavona.

Siamo quindi ora qui per rivivere giorno per giorno, a 15 anni esatti di distanza, l’impresa!

E per essere sicuri che la macchina del tempo funzioni alla perfezione, partiamo col rammentare, rimembrare e ricordare gli epici avvenimenti… dal giorno prima della partenza. Con un indice di ciò che accadrà ;-)


31 luglio (2006)
Vigilia

Lo zaino è pronto e gli scarponi sono collaudati da anni di trekking in Sardegna… e spero non lo siano pure troppo ;-)
Domani partiamo con Antonio per la Corsica, per percorrere un trek che si prospetta come il più difficile che abbiamo mai fatto, in oltre un quindicennio di onorata carriera camminatoria :-D
Per cui, anche se l’attrezzatura è a posto, o almeno spero sia così, io non mi sento pronto per nulla! Ma allo stesso tempo ho un gran desiderio di vedere di persona un cammino che nella mente ha già assunto un aspetto mitico.

È infatti da almeno cinque anni che vagheggiamo questo itinerario, complice un articolo della rivista ALP che ci ha folgorati grazie alle fotografie degli stupendi paesaggi che lì s’incontrano, ed ormai manca poco per passare dal sogno alla realtà.

1 agosto
Porto Torres – Propriano

Et voilà, eccoci in Corsica!
Partiti nel primo pomeriggio col traghetto da Porto Torres, dopo esserci accomiatati dalle nostre consorti (che ci hanno gentilmente scattato la foto del “prima”)

siamo sbarcati in serata a Propriano, la nostra destinazione per questa giornata.

Per avere informazioni sui campeggi nelle vicinanze e sui mezzi di trasporto, siamo passati per l’ufficio turistico locale, dove abbiamo incontrato una simpatica ragazza che, vista la difficoltà nell’esprimerci in francese, ci ha proposto di parlarci in italiano. Ma ad una condizione: pronunciare la frase “alè le blè”. Pensando si trattasse di un test per gli “stranieri”, abbiamo acconsentito, per poi vedere la ragazza sorridere in modo stranamente entusiasta.
Siamo stati bravi, abbiamo immaginato!

In realtà, la frase era “Allez les Bleus!“, ossia l’incitazione per la squadra francese di calcio. E quest’anno l’Italia ha vinto il campionato del mondo proprio contro la Francia… per cui… noooo, che abbiamo fatto… l’orgoglio nazionale barattato per qualche informazione turistica…
Dopo la cocente disfatta, ci siamo incamminati verso il suggerito camping “Tikiti”, distante circa 30 minuti a piedi dal porto, in direzione Olmeto.

Abbiamo quindi piazzato la nostra nuova tenda, acquistata appositamente, la Blow Lite della Ferrino, una 3 stagioni con falda a terra, che dovrebbe proteggerci abbastanza bene anche nel caso di eventuali acquazzoni.

Ma oggi non c’è rischio di pioggia, semmai di copiosa sudorazione, a giudicare dal caldo afoso che ci avvolge…
Per cui, scattata la foto “d’obbligo”, provvediamo a rimuovere il telo esterno della tenda :-D

Per cena abbiamo mangiato una pizza, scoprendo presto che non si tratta del piatto forte in terra di Francia… pazienza, il campeggio almeno è buono, si estende su una collina che domina la bella spiaggia di Baracci ed il Golfo del Valinco.

Mentre ci apprestiamo ad addormentarci, con Antonio riflettiamo sul fatto che, nonostante siano trascorse poche ore da quando abbiamo lasciato casa, stiamo già sperimentando quella sensazione di espansione del tempo che accomuna tutti i viaggi. E questo è solo l’inizio :-)

2 agosto
Propriano – Calenzana

Ebbene… oggi la sensazione di estensione temporale si è sviluppata pure troppo! Abbiamo infatti trascorso su bus e pullman quasi tutta la giornata per arrivare alla destinazione prevista: Calenzana, la porta settentrionale di accesso alla GR 20.

Partiti infatti di prima mattina dal camping, abbiamo transitato su buona parte dell’isola, passando per Ajaccio, poi Calvì, per giungere infine in serata all’agognata gite d’etape.

Che è un posto un pochino affollato, tanto che per poterci registrare, facciamo la fila… Troviamo comunque alla reception una bella ragazza francese con cui ci scambiamo i complimenti sulle rispettive lingue: lei che adora l’italiano, così musicale, ed io che invece vanto il suo idioma… ehm, non è che dal fare la fila sono passato a fare il filo?

Ad ogni modo, non siamo qui per queste sottigliezze, siamo dei veri trekker warrior, dopotutto abbiamo già percorso più di 300 km… di cui l’1% a piedi :-D

Gli scarponi quindi scalpitano, non vediamo l’ora di incamminarci, ma… aspetta un momento… cos’è quel cartello con la scritta “INTERDIT” su sfondo rosso?

3 agosto
Calenzana (stop)

Questo proprio non ce l’aspettavamo. Dopo anni di immaginazione, mesi di preparazione e giorni di avvicinamento, quando ormai siamo ad un tiro di schioppo dall’avvio del trek, ci troviamo bloccati da un cartello!

Il mezzo sorriso di Tony sembra dire c’est la vie, ma in realtà non abbiamo intenzione di arrenderci al primo ostacolo! Nonostante infatti l’ordinanza della prefettura vieti l’accesso alla GR per elevato rischio di incendi boschivi, ci scopriamo ribelli!

Smontiamo la tenda, ricomponiamo gli zaini e ci dirigiamo all’imbocco del mitico percorso.

Ma, accidenti, un cartello gemello ci intima di tornare indietro…

Forse è meglio riconsiderare la situazione. Il rischio di incendio non è qualcosa da prendere sottogamba, e riportiamo il nostro spirito rivoluzionario alla razionalità.

Ci troviamo metaforicamente ad un bivio: attendere a Calenzana, per chissà quanto tempo, che il divieto venga revocato, oppure spostarci in un’altra zona della Corsica per non perdere i preziosi giorni a disposizione.

La ponderata scelta ci porta ad optare per andare nella Valle della Restonica, un luogo che si prospetta allettante. Per cui ci rechiamo nella piazza del paese per attendere il passaggio del bus per Calvì e poi per Corte e poi…

Nell’attesa, l’efficiente ragionamento fatto pian piano dentro me si sfalda, ed il sentimento della scommessa prevale. O forse è la GR che mi chiama?

Mi dico, e dico a Tony: restiamo, siamo qui per la Grande Randonnée!

Cancellato il bus, cancellata la Restonica, cancellato il dubbio, ritorniamo al campeggio della gite d’etape con la speranza che la fortuna assista gli audaci :-)

Svuotiamo quindi gli zaini, rimontiamo la tenda e cogliamo l’occasione per fare amicizia con altri ardimentosi trekker. In particolare con un ragazzone, di ritorno dalle prime tappe della randonnée, che ci narra di incredibili fatiche, di calura insopportabile, di mancanza d’acqua, di problemi ai piedi.

Argh, la GR20 dev’essere ben più ardua di quanto immaginassimo…

Tra una conversazione e l’altra, arriviamo a sera, ma con una buona notizia: l’allerta incendi è scesa al livello arancione, per cui, seppur “deconseillé”, cioè sconsigliato, l’accesso alla GR non è vietato.

E questo è tutto ciò che ci serve! Finalmente, domani inizieremo il trekking della vita (per ora s’intende, non so cosa faremo nei prossimi 15 anni ed oltre ;-)

Nel rifugio troviamo il diario degli escursionisti, per cui cogliamo l’occasione per scrivere qualche riga, con un pensiero alle nostre spose; tra l’altro, guarda che coincidenza, oggi è l’anniversario del mio matrimonio!


4 agosto
1a tappa:  Calenzana – Refuge d’Ortu di u Piobbu

Oggi sorgiamo prima del sole, consci della lunga tappa che ci aspetta!

Infatti, già in questo primo GR-step dovremo surclassare i nostri primati personali di dislivello, moltiplicandoli per tre. Ed in aggiunta, tali record li abbiamo stabiliti con degli zainetti, mentre ora ci portiamo appresso il necessario per stabilirci in Corsica ;-)

Quindi neanche siamo sicuri di arrivare al primo rifugio, ma l’aria frizzante del mattino ci rinfranca, e iniziamo a mettere un passo avanti all’altro.

Il sentiero è facilmente percorribile e ben segnato, senza particolari difficoltà se non la continua salita, che ci permette però di ammirare i primi paesaggi.

Sino a metà mattina restiamo inoltre protetti dalla calura grazie al versante in ombra su cui ci spostiamo.

Il peso degli zaini si fa sentire, ed ogni tanto ci fermiamo per una piccola-grande pausa.

Nel mentre, il sole riprende il suo cosmico posto sopra noi umani, e con la sua luce, arrivano anche gli infrarossi e gli ultravioletti. Per cui ci cospargiamo di crema solare e teniamo ben saldo il cappellino da trekking con trattamento anti-UV previdentemente acquistato.

I panorami non si fanno attendere, con lo sguardo che spazia dai monti al mare.

Attraversiamo alcuni boschi

per poi inerpicarci su tratti scoscesi, dove il sentiero si fa accidentato, in particolare a ridosso del promontorio prima di arrivare al rifugio.

Quando infine lo vediamo, stentiamo a crederci. Dopo 8 ore di cammino e 1.300 metri di dislivello positivo, ecco davanti a noi il Refuge d’Ortu di u Piobbu.

Arriviamo dopo pranzo, a cucina chiusa, ma essendoci rifocillati lungo il percorso (con biscotti, pane, scatolette, cioccolato) approfittiamo del pomeriggio a disposizione per piazzare la tenda e fare una doccia molto molto fresca :-D

In serata però ci concediamo una fantastica cena a base di… zuppa di verdure :-D

Mentre contempliamo il calar del sole, ci pervade una grande serenità.

E questa lunga giornata si conclude con noi che tramontiamo felici insieme alla più vicina stella.

5 agosto
2a tappa:  Refuge d’Ortu di u Piobbu – Refuge de Carozzu

È bello svegliarsi tra le montagne.
Ci sentiamo pure un po’ “rocciosi”, da quanto abbiamo dormito di “sasso” ;-)
Il corpo non è abituato a questi exploit, ed impieghiamo infatti qualche tempo per destarci e sistemare l’attrezzatura per la nuova tappa che ci attende.

Con la tappa odierna, si presenta la prima (e unica) variante nella parte nord della GR 20. Considerata la fatica della prima giornata di cammino, optiamo per la variante bassa, che si snoda per un fitto bosco che porta a valle.

Mentre scendiamo, vediamo invece risalire il gestore del rifugio, che porta un carico di provviste con uno zaino che è grande almeno il doppio dei nostri! Niente male come allenamento :-O

Arriviamo poi ad un bel torrente, dove cogliamo l’occasione di rinfrescare i piedi :-)

L’acqua è così invitante che ne bevo alcuni sorsi… ah, buona e fresca…

Riprendiamo quindi il sentiero, questa volta in salita, verso il rifugio Carozzu.

Il percorso non presenta difficoltà e c’è anche l’occasione di divertirsi con l’attraversamento di un piccolo ponte “fluttuante”.

Nel primo pomeriggio ci coglie un acquazzone, ma riprendiamo presto l’ascesa verso il rifugio.

Quando arriviamo finalmente al Carozzu, vorremmo stabilirci con la tenda, ma non ci sono piazzuole adeguate disponibili (ed il campeggio libero è vietato). Inoltre, la pioggia che continua a scendere non agevolerebbe comunque l’operazione. Per cui, decidiamo di alloggiare nel rifugio. È l’opportunità per conoscere altri escursionisti, tra i quali un gruppo che ha percorso la variante alta della tappa. Al posto della pioggia, hanno incontrato la grandine…

Altri trekker provengono invece da sud, percorrono quindi la GR in direzione opposta a quella da noi scelta, che dovrebbe essere la “canonica”. Sono accompagnati da una guida, con cui scambiamo quattro chiacchiere, accennando del contrasto tra la vita quassù, così calma, e la frenesia del vivere in città. Una delle sue frasi che mi rimangono impresse è: “Lo stress? Ma quale stress. Se non puoi fare una cosa oggi, falla domani!”.
Una logica ineccepibile ;-)

Dopo cena, ci infiliamo per dormire in ciò che sembra la sottocoperta di una nave negriera, da quanto siamo stipati gli uni con gli altri e dalle tavole che costituiscono i “letti”…

Anche il mio stomaco borbotta… chissà perché.

6 agosto
3a tappa:  Refuge de Carozzu – Refuge d’Asco Stagnu

Durante la notte il borbottio è diventato un brontolio, e stamane anche qualcosa di più, tant’è che mi dirigo prontamente verso la toilette, non so se per via di ciò che ho mangiato ieri a cena (un’altra zuppa) oppure…
Tony invece sta bene, pur avendo cenato allo stesso modo. Non ha invece bevuto dal torrente. Vuoi vedere che l’acqua buona e fresca che ho sorseggiato a valle, era solo fresca?
Sperando che il problema intestinale sia passeggero, ci avviamo per la nuova tappa.

Troviamo presto un nuovo ponte sospeso.

E notiamo che il percorso si rivela ben più impegnativo dei precedenti, con anche dei passaggi dove sono presenti delle funi per (un po’ precariamente) assicurarsi.

Il sentiero si inerpica in quota, sino a poter ammirare diverse cime, alcune con residui nevai.

Dopo diverse ore di cammino, scorgiamo finalmente dall’alto la nostra destinazione odierna: il rifugio d’Asco Stagnu, che è in effetti una stazione sciistica denominata anche Haut Asco.

Tony si muove più velocemente di me, che continuo a cercare luoghi appartati per svolgere uno dei gesti più igienici, ma meno eleganti che un uomo possa compiere, come direbbe Jules Verne.

Ed ecco il mio paziente amico che gentilmente attende l’arrivo del sottoscritto.

“Forty-five minutes”

Arriviamo ad Asco che non mi sento esattamente un super-trekker…

Fortunatamente il buon Tony è in forma e provvede a cucinare per entrambi.

Il rifugio è accogliente, riusciamo anche a lavare il vestiario.

Credo proprio che dovrò riposarmi. Propongo ad Antonio di fermarci qui anche domani, in modo da recuperare le forze. Anche perché con la prossima tappa non si scherza!

7 agosto
Refuge d’Asco Stagnu (stop)

Il programma odierno è: relax :-)

Dopo tre giorni di valicamento di montagne abbiamo deciso di goderci la vita nell’amena località turistica di Ascot Alta.

Da bravi escursionisti, passiamo il tempo a fare ciò che vogliamo: quando abbiamo fame mangiamo, quando abbiamo sonno dormiamo, quando la dobbiamo fare, la facciamo :-P

Battute a parte, è l’occasione di riprendere le energie, ed anche per fare amicizia con Francesco e suo figlio Simone, due italiani che abbiamo incrociato già dalla prima tappa. Anche loro si sono fermati qui, indecisi se continuare o meno. Francesco è un camminatore abituato ai lunghi itinerari, avendo percorso anche il Cammino di Santiago di Compostela, ma Simone, come diversi giovani, sembra restio alla fatica :-D

In effetti ad Asco arriva una strada asfaltata, che si può considerare come una comoda “via di fuga” per il rientro. Ma non siamo qui per fuggire! Ah ecco, siamo qui per mangiare, è vero, è ora di pranzo!

Questa volta niente zuppa, ma un bel piattone di pasta :-D

C’è anche tempo per scrivere (eccomi all’opera) e riflettere sul domani, o meglio, proprio sulla giornata di domani.

La prossima tappa, come accennato, è di quelle severe: il Circolo della Solitudine. Si tratta di un anfiteatro montuoso, in parte armato con catene per via della pericolosità di alcuni tratti. In caso di precipitazioni, diventa particolarmente infido, con l’acqua che tende a raccogliersi come in un imbuto, travolgendo quanto trova sul percorso. Prestiamo quindi molta attenzione al weather report: domani si prevedono temporali pomeridiani. Se vogliamo ridurre i rischi, dobbiamo necessariamente incamminarci domattina sul presto.

Meglio quindi nel frattempo continuare l’allenamento trekking nella sua fase statica, ossia… riposandoci!

8 agosto
4a tappa: Refuge d’Asco Stagnu – Refuge de Tighjettu

Ore 5:30: siamo in marcia.

Ho usato un termine militaresco, ma la determinazione che si è impadronita di me ha quel carattere. Sento l’urgenza di superare “le Cirque de la Solitude” prima che arrivino le precipitazioni. Perché il temuto passaggio contempla già normalmente pareti vertiginose, terreno irregolare, rocce instabili e notevole dislivello. Con la pioggia diventa una trappola.

Quasi non sento il peso dello zaino, come anche la voce dei miei compagni, che si affievola sempre più per quanto li sto distanziando. Scrivo compagni al plurale, in quanto oltre Tony, stamane siamo partiti insieme a Francesco e Simone, che hanno deciso di proseguire con noi sulla GR 20, forse ispirati dalla nostra passione per questi monti.

Dell’intera randonnée, il “Circolo della Solitudine” è certamente il tratto più difficile, ed è noto purtroppo drammaticamente per il fatto che alcuni escursionisti non ne sono usciti vivi.

Continuo quindi la mia marcia contro il tempo, cronografico e meteorologico, per poi però attendere il ricompattarsi del gruppo all’impressionante ingresso del “Cirque”.

Per procedere, sfruttiamo alcune catene poste nei punti più critici.

Sono presenti anche delle scalinate di pietra, e sembra di trovarsi in un’ambientazione stile “Signore degli Anelli”, con la scala di Mordor!

Troviamo anche delle scale di ferro.

Il paesaggio è severo.

Ma coraggiosamente proseguiamo, tra detriti ed alcuni massi cadenti che, un po’ per prontezza un po’ per fortuna, riusciamo ad evitare.

Giungiamo poi al valico, dal quale lo sguardo può spaziare in lontananza.

Poco oltre un insieme di placconi granitici si trova il rifugio di Tighjettu, dove arriviamo appena prima di un acquazzone pomeridiano.

Siamo davvero contenti di aver superato tutti indenni quest’ardua tappa.
Oltre ai complimenti che ci scambiamo tra di noi, arrivano anche quelli di due ragazzi olandesi che la notte prima avevano “invaso” la nostra camera ad Asco, e con i quali si era stabilità una goliardica rivalità, terminata oggi con la vittoria dell’Italia ;-)

Patriotticamente rinfrancati, scegliamo di trascorrere la notte nella tranquillità della nostra tenda.

9 agosto
5a tappa e oltre: Refuge de Tighjettu – Refuge de Ciottulu di i Mori – Castel de Vergio

No pain, no gain!
È il motto stampato sulla maglietta di Francesco, che indica che per ottenere qualcosa, bisogna impegnarsi. La scritta è accompagnata dalla significativa figura di un piede incerottato!
Ormai con Francesco e Simone facciamo doppia coppia fissa, o un bel poker d’assi escursionistico ;-)
Con la differenza che, rispetto ai silenziosi pokeristi, non smettiamo di parlare: del rapporto padri-figli, di quello uomo-ambiente, dei cammini, della vita e… di quanto lo zaino sia sempre troppo pesante :-D

Anche oggi partiamo insieme di buon mattino, su un percorso che si snoda in un paesaggio bucolico, con frequenti corsi d’acqua.

Non mancano i panorami :-)

e la possibilità di rifornirsi d’acqua (quella buona) in quota.

Sembra però che l’acqua voglia raggiungerci anche dal cielo. La bella giornata vira infatti verso un tono plumbeo, a causa delle nubi che via via si sovrappongono, proprio in concomitanza con l’arrivo al rifugio di Ciottulu di i Mori.

Facciamo giusto in tempo a ripararci nel rifugio prima che il maltempo imperversi. Abbiamo qui l’occasione di scambiare qualche parola con alcune escursioniste inglesi, soprattutto il sottoscritto con una bionda trekker, scoprendomi English fluent pur di avere finalmente l’occasione di discorrere con una ragazza :-)
Il saggio Tony invece si adopera pragmaticamente per avere informazioni dal gestore del rifugio sul prosieguo. Sembra che lo spirito del “go go go!” si sia impadronito di lui…
Accidenti, proprio ora che mi stavo per trasferire in Inghilterra, mi sa che dovrò seguirlo prima che si avventuri da solo sulla GR 2000!

Francesco e Simone optano per fermarsi al rifugio, ed in effetti la loro scelta è comprensibile, vedendo il meteo che ci aspetta!

Sprezzanti del pericolo, ci rimettiamo in cammino!

Per fortuna il tempo ci assiste e, scendendo verso valle, ricompare il sole.

Ad un certo punto vediamo scendere anche un anziano tipo a dorso di un mulo. Deve trattarsi di Charlie, di cui abbiamo sentito parlare a Ciottulu di i Mori. Vorrei scattare una foto, ma ho letto che i “locali” non sono molto favorevoli ma piuttosto suscettibili. Arriva nei nostri pressi e, squadrandoci con aria interrogativa, ci chiede: “Tornate in città?” Noi farfugliamo qualcosa sull’andare verso valle a Castel de Vergio. Alchè lui continua “Ah, la civilisation…” scuotendo il capo con disapprovazione, e prosegue diritto.
Sul momento ci vien da sorridere, ma ho il sospetto che la sappia più lunga di noi…

Oggi dev’essere la giornata degli incontri insoliti, perché più avanti incontriamo una coppia di giapponesi. Sembrano in difficoltà, e ci chiedono: “Where is the parking?”. Ebbene, caro ragazzo, se ho capito bene stai chiedendo dov’è il parcheggio. Ma, dato che ci troviamo in mezzo alle montagne, nel dubbio domando: “Do you mean the camping?”. No, non il campeggio, intende proprio il parcheggio. La conversazione diventa surreale. Prendiamo le nostre mappe e le confrontiamo con le loro per cercare il presunto parcheggio. Capiamo poi che intendono l’area in cui si trova Castel de Vergio, a diversi chilometri di distanza, percorribili solo a piedi.

Chiarita la situazione e la direzione, riprendiamo tutti il cammino, con la coppia che ci distanzia rapidamente, grazie ai piccoli zaini in dotazione. Noi, abbastanza affaticati da questa sorta di doppia tappa, procediamo invece lentamente.

Ne approfittiamo per ammirare i paesaggi alla luce del tramonto.

In serata inoltrata, giungiamo infine alla “civilisation”, e, eco dell’espressione di Charlie, scuotiamo anche noi la testa.

10 agosto
6a tappa: Castel de Vergio – Refuge de Manganu

Rivedere l’asfalto, le auto, il via vai di gente, trovarsi davanti ad un albergo, risentire il rumore!

Non ci ha certo rinfrancati arrivare a Castel de Vergio, dopo aver quasi toccato l’assoluto con il Circolo della Solitudine ed il percorso a seguire.

Sento di star per gettare la spugna, con i problemi intestinali che ancora mi accompagnano, con la stanchezza accumulata. Anche Tony è parecchio affaticato, e meditiamo di terminare qui il trekking. Potremmo salire su un bus, e tornare al confort quotidiano…

È quasi mezzogiorno ed ancora stiamo a bighellonare, con la scusa che dobbiamo far asciugare la tenda dalla pioggia notturna. Ma la GR 20 sta per sorprenderci, grazie a due persone con cui abbiamo vissuto i passi salienti di questa avventura.

Ecco infatti arrivare Francesco e Simone, che si erano fermati ieri al rifugio di Ciottulu di i Mori, e che ora ci trascinano con il loro entusiasmo. Ci parlano del Lac de Nino, splendido luogo che si trova a pochi chilometri di distanza. Quasi quasi, dai, perché non dare uno sguardo di persona?

Detto fatto, ci rimettiamo in cammino, per andare là, dove nessun uomo… ehm, dove non siamo mai stati prima :-)

Inizialmente procediamo insieme, poi i due mettono il turbo! Cerchiamo di tenere il loro passo, ma li perdiamo di vista, letteralmente, anche perché arriva la nebbia!

Proviamo allora a cercarli dentro le “trincee” su cui ci imbattiamo, ma… niente… non si vedono più.

Un po’ disperiamo di non riuscire a goderci il paesaggio, finché la foschia si dipana e… possiamo ammirare il famoso Lac de Nino, lago di origine glaciale tra i più estesi della Corsica.

Ci rinfreschiamo ad una sorgente nei pressi.

Il luogo è davvero incantevole, e giustamente iper-protetto.

Cavalli pascolano tranquilli.

Passo dopo passo, anch’io mi nutro dell’appagante serenità che cresce in questi luoghi.

11 agosto
7a tappa: Refuge de Manganu – Refuge de Petra Piana

A proposito di alimentazione, è vero che non viviamo di solo pane, ma dobbiamo ammettere che viviamo anche di quello. E dalla verifica delle scorte, vediamo subito che abbiamo finito il cibo!

Eh, paghiamo così gli errori commessi ieri, dalla partenza pomeridiana da Castel de Vergio, all’arrivo in nottata al refuge de Mangano, ormai chiuso. Per non parlare dell’aver manchevolmente snobbato un’allettante bergerie (ovile) che vendeva baguette e formaggio.
Dato che vogliamo partire in prima mattinata senza attendere l’apertura della dispensa del Manganu, facciamo almeno colazione con un thè (mmm… dire acqua calda sarebbe più corretto).
Altre cose terminate: la batteria ricaricabile di riserva della fotocamera (non è così semplice poter sfruttare la preziosa energia elettrica di origine fotovoltaica dei rifugi) e l’igienica carta igienica.

Per fortuna la tappa di oggi è di quelle tranquille(?), dobbiamo solo superare il punto più alto dell’intera GR 20! Tanto, che altro abbiamo da fare? ;-)

Con queste premesse, la sfida ci accende, e partiamo subito… alla ricerca di cibo :-D

Spero d’altronde che non mi serva la carta igienica, ma fortunatamente sembra che il batterio alieno sia stato sconfitto. Anche Tony si è ripreso dalla fatica pregressa.
Saliamo quindi spediti verso gli oltre 2.200 metri del passaggio in quota, finché ci troviamo a rimirare la randonnée da questo punto di vista privilegiato.

Il percorso per arrivare al valico non è semplicissimo, in alcuni punti occorre in pratica arrampicarsi (non serve l’uso di attrezzatura alpinistica), ma il panorama ripaga ampiamente della fatica.

Ma di “roba da mangiare” neanche l’ombra. Giusto (e non scherzo) per pranzo ci dividiamo con Tony due bustine di zucchero rimaste in fondo allo zaino…

Si dice che il prossimo rifugio sia noto per la produzione di torte, e noto che Tony accelera il passo quando gli ricordo tale informazione.

In lontananza vediamo il Petra Piana, ma… Tony, dove sei?

Quando arrivo al rifugio, ritrovo finalmente il mio amico che sta mangiando la seconda fettona di torta!

Poi mi racconta che, all’ingresso, invece di salutare con un bel “Ciao!”, ha saputo dire solo “Cibo!”. Cosa fa fare la fame… ad esempio confondere la prima vocale con la prima consonante dell’alfabeto ;-)

12 agosto
8a tappa: Refuge de Petra Piana – Refuge de l’Onda

Dopo aver nutrito, oltre lo spirito, anche il corpo, ringraziamo la cuoca di Petra Piana e riprendiamo di buon mattino il cammino.

Come si può giudicare dalla nuova silhouette di Tony, riceviamo in dote dal rifugio un bel po’ di calorie, sebbene lo stesso Tony sostenga che sia il vento a gonfiargli la maglia… mah!

Il vento si rivela comunque la costante del percorso odierno, che si snoda tra torrenti, radure e alti boschi.

Il suono incessante dell’invisibile mobile aere ci porta in una sorta di stato meditativo, così presenti nell’ascoltare il respiro dell’intorno.

Giunti al refuge de l’Onda ancoriamo bene la tenda al terreno, prima che si trasformi in un aquilone.

E riflettiamo sul fatto che domani saremo all’ultima tappa del percorso. Non so se esserne contento o dispiaciuto, diviso come sono tra la nostalgia degli affetti e la conclusione di un formidabile trekking. Ma già essere, non è poco :-)

13 agosto
9a tappa: Refuge de l’Onda – Vizzavona

Essere, decisamente essere! Caro Amleto, dov’è il problema? ;-)

Soprattutto se si ha la possibilità di vivere un’esperienza che porta a scoprire un sé inaspettato e profondo, ed anche capacità sconosciute, o forse solo assopite.

Chi si immaginava infatti di poter camminare per un centinaio di chilometri, valicando ogni giorno una montagna e portandosi appresso uno zaino che definire pesante sarebbe un eufemismo?

Eppure eccoci qui, mentre percorriamo l’ultimo tratto della GR 20 nord, sino al cuore della Corsica, fino al traguardo simbolico di Vizzavona, che ancora pochi giorni fa ci sembrava un luogo posto nella dimensione del sogno, ma che ogni nostro singolo passo ha reso realtà.

Lungi dal voler vincere una gara, abbiamo sentito la necessità di onorare un bisogno d’avventura, mettendoci in gioco senza riserve.

Ed abbiamo trovato sì fatica, ma anche gioia, straordinari paesaggi e fraterna amicizia.


14 e 15 agosto
Vizzavona – Ajaccio – Porto Torres

Dopo aver pernottato al camping, stamane siamo partiti dalla stazione di Vizzavona per Ajaccio, dove prenderemo il traghetto che ci riporterà a casa.

Guardo ora dai finestrini del treno l’avvicendarsi di monti e valli, ad un ritmo a cui non sono più abituato. Sembra di svolgere rapidamente una pellicola, senza riuscire a fermare il fotogramma che si vorrebbe, vantaggio che invece si ha nell’avanzare a passo di trekker.

E sebbene la tecnologia sia utile anche per testimoniare un’esperienza, oltre che per viaggiare nello spaziotempo come con questa carrozza ferroviaria, dei tanti momenti importanti vissuti solo una frazione si riesce a comunicare. Le migliaia di fotogrammi interiori scattati nella randonnée rimarranno il prezioso ricordo che ci accompagnerà nella vita di tutti i giorni ed in chissà quali altri cammini.

Ed a proposito di spaziotempo, una piccola accelerata relativistica della time machine ci porta direttamente al giorno di Ferragosto, nel momento dell’approdo domestico.

Ecco la foto del “dopo” ;-)

Sembriamo felici? Bene, lo siamo :-)

Però… che ne dici di vedere anche la GR 20 parte sud?