Cozie 2018. Verso il cuore delle Alpi.

Prima tappa (29.07.2018): da Chianale al bivacco Enrico Olivero.

Risaliamo fra i larici una serie di tornanti in pendenza. Prendiamo gradualmente quota fino ad uscire allo scoperto in un’area di rocce e prati, impreziosita dalla rete di torrenti che si lanciano dai rilievi più alti. Il sentiero ci immerge in un paesaggio che dona serenità, spazzando via ogni tensione, quasi che i “mali del mondo” siano d’improvviso ben poca cosa, polvere sotto i nostri scarponi. La montagna, mentre risaliamo il crinale, si apre in radure rigogliose con ricami di fiori a decorare i verdi mosaici del manto erboso. Un ampio traverso sotto la Tour Real (2.887 m.), ci accompagna alla Grangia dell’Antolina (2.302 m.), offrendo splendidi scorci sulla montagna: il Pan di Zucchero (3.208 m.), il  Pic d’Asti (3.219 m.), il Pic Brusalana (3.167 m.), l’Aiguillette (3.298 m) e, ovviamente il Monviso (3.841 m.).

Un gradone roccioso, da risalire fra gli ultimi sporadici alberi, immette in una valle nascosta, sospesa fra i ripiani in pendenza. Camminiamo con passo leggero, accanto al torrente, fino al Colletto (2.540 m.) che tesse insieme la trama dei poggi e delle alture. Da qui ci si affaccia sul Lago Bleu, dominato dalla mole della Rocca della Niera (3.177 m.), meraviglioso, appena sfiorato da una coltre di timide nubi.

Sostiamo sulle sue sponde, per fare nostra, nel profondo, la quiete di questo luogo. Non è silenzio e men che meno inerzia, ma una straripante discontinuità che, nel cullarti, strappa via, di dosso, ogni ansia di arrivare. E’ ormai tardo pomeriggio quando riprendiamo la marcia per attraversare l’emissario del lago, passando sopra rocce come sospese fra acqua e cielo, e risalire la Valle Blancetta a monte dello specchio d’acqua.

Il sentiero per il Colle Longet piega ora a sinistra e, con una  serie di tornanti, conduce in prossimità dei Laghi di Bes e del Bivacco dedicato ad Enrico Olivero (2.662 m.), di recente costruzione. E’ una piccola struttura che sorge su una dorsale rocciosa molto panoramica, di fronte alla magia delle montagne dell’Alta Val Varaita, stretta  tra il Lago Longet (2.635 m.)  e i Laghi di Bes (2.648 m.), l’uno e gli altri facilmente raggiungibili. Qui incontriamo una coppia di giovani ragazzi, nei quali rivediamo noi stessi quando ancora barba e capelli non erano bianchi. In loro ritroviamo la stessa passione di sempre, quella voglia di andare che non conosce il peso degli anni, perché non è mai  fuga ma sempre ritorno a casa.

Seconda tappa (30.07.2018): dal bivacco Enrico Olivero al Lac Blanchet Superieur.

La mattina mi aggiro fra i Laghi di Bes gustandomi il paesaggio nel quale sono incastonato e al quale, sia pur per pochi attimi, sento di appartenere, quasi fossi tutt’uno con un  destino che non fa le bizze, non improvvisa, perché ha una coscienza, consapevolezza e desiderio di essere, insieme.

Il Col De Longet (2.649 m.) è a pochi passi, costellato di ometti di pietra, confine naturale fra la valle Varaita di Chianale e la Valle d’Ubaye.

Poco oltre, il Lac De Longet (2.641 m.), si stiracchia fra i prati, sotto lo sguardo, vigile in lontananza, dei monti Salza (3.326 m.) e Mongioia (3.340 m.), vecchi compagni di viaggio. Lasciamo che lentamente si sfilino alle nostre spalle, assieme ad un paesaggio di un bucolico che incanta. Un sentiero a mezzacosta risale, con sempre maggior decisione, verso il Lac de La Noire (2.887 m.) e il Col de La Noire (2.955 m.), a formare quasi un angolo retto, con due lunghi traversi che offrono suggestivi scorci sulle belle vallate attorno a Malijasset.

Oltre il colle, stretto fra il Pic de la Farnereita (3.134 m.) e la Petite Tete Noire (3.039 m.), perdiamo quota per le ripide anse del sentiero, puntando al Lac De La Blanche e al Refuge De La Blanche (2.499 m.). Solo in prossimità di quest’ultimo riusciamo a traversare per roccette in direzione della traccia che dallo stesso risale ai Lacs Blanchet. Una serie di strette curve ci portano in corrispondenza del Lac Inferieur (2.746 m.) e, da qui, per bei paesaggi fra creste rocciose, arriviamo alle sponde del Lac Superieur (2.810 m.).

E’ un luogo fantastico, di quiete e bellezza, come un diamante incastonato in un deserto di pietra grezza, dominato dalla Rocca Bianca (3.059 m.). Stanotte è qui che ci fermeremo.

Terza tappa (31.07.2018): dal Lac Blanchet Superieur al  Lac Baricle.

Ci addentriamo in un paesaggio di roccia nuda,  che si alterna ai prati e a quel che resta di qualche nevaio, per poi risalire con un ampio traverso a mezza costa verso il Col De Saint Veran (2.844 m.) all’ombra del Pic De Caramantran (Monte Pelvo 3.021 m.).

Un bel traverso di cresta, fra ampie vallate, conduce agevolmente al Col De Chamoussiere (2.884 m.) da cui si scende, con una discreta pendenza, verso il Refuge Agnel (2.580 m.) alla base dell’omonimo colle (2.744 m.).

Attraversiamo rapidamente la striscia d’asfalto per riconquistare il sentiero fra i prati. Stavolta la meta è il Col Vieux (2.806 m.) alle pendici del Pan di Zucchero (3.208 m.). Siamo adesso sulla GR de Pays du Tour du Pan de Sucre, in un tratto discendente dalla piacevole inclinazione, fatta eccezione per il superamento di alcune balze rocciose fra gli ampi pianori.

Il sentiero ci accompagna sulle sponde di un bel lago alpino, il Lac Foreant (2.618 m.) nel Queyras francese. Comincia a piovere mentre perdiamo ulteriormente quota, passando accanto alla Cascade du Torrent de La Roche Blanche. E’ un poderoso ruscello che annuncia l’approssimarsi della nostra meta. La traccia di terra battuta, ora pianeggiante costeggia il Lac Egorgeou (2.394 m.) alla base di un versante animato dalle greggi al pascolo. La abbandoniamo, poco prima di alcuni salti d’acqua, per spostarci sulla destra idrografica del torrente Bouchouse, attraversarlo e risalire un dosso roccioso.

Quassù, in mezzo ad una nebbia fitta, di fronte al piccolo  Lac Baricle (2.415 m.), approntiamo il campo per la notte sotto la Crete de la Taillante (3.197 m.).

Quarta tappa (01.08.2018):dal Lac Baricle alla Comba del Prà (pressi rifugio Guglielmo Jervis)

Il mattino ritira le tende uggiose dei temporali tardo serali e ci offre, a tinte vivide, l’immagine  blu cobalto del Lac Baricle e le sfumature smeraldo del Lac Egorgeou, assieme ai verdi dei prati e al candore della pietra riflessi sulle loro trasparenze. E’ bello rimettersi in marcia in questo quadro dalle tinte pastello, mentre la luce crea drappeggi di riflessi sotto un cielo sgombro di nubi.

Il nostro itinerario ci porta ora ad affrontare una bella discesa ai margini del torrente che acquista vigore nel perdere quota.

In corrispondenza di un’ampia radura verde ci regaliamo una sosta refrigerante, per poi riprendere la marcia dentro un bel bosco che si apre in splendidi scorci sul fondovalle. E’ un saliscendi che perde lentamente quota quello che si approfondisce nel Vallon De Bouchouse, paradiso per botanici e geologi.

Ci guida fino allo Chalét de la Medille (1.955 m.), quindi ancora più in basso, ai margini della località di Echalp nell’alta Vallée du Guil (Ristolas), passando per prati sormontati da piante imponenti, in uno dei cuori pulsanti del Queyras.

Nei pressi di una chiesetta diroccata, poco prima di entrare nella piccola frazione, imbocchiamo il sentiero per il Col Lacroix (2.299 m.). Dopo i primi tornanti, in un paesaggio spoglio, sotto una pioggia fitta, ritroviamo il bosco. Il sentiero vi si addentra in decisa pendenza per addolcirsi solo molto più in alto, quando il crinale lascia il posto ad una conca prativa che risaliamo fino al colle e a dei ruderi militari. Il luogo è inospitale, ma offre dei begli scorci sull’anfiteatro che chiude il Vallone del Prà.

Nostro malgrado riprendiamo la marcia per prati e poi fra gli alberi, stavolta in discesa, fino al fondovalle. Siamo nei pressi del rifugio Guglielmo Jervis (1.732 m.), nuovamente in Italia, in Val Pellice, ai margini di una splendida conca, stretta fra i pendii boscosi e la cornice di creste altissime.

Ci  fermiamo qui, al termine di una tappa impegnativa per distanza e dislivelli, riuscendo a fatica, a causa di un forte vento, a sistemare il campo per la notte in corrispondenza di un boschetto di larici.

Quinta tappa (02.08.2018): dalla Conca del Prà  (pressi rifugio Guglielmo Jervis) al Rifugio Nino Soardi.

E’ mattino inoltrato quando, alle spalle del rifugio, prendiamo il sentiero che punta nuovamente  in territorio francese, attraverso il Col de l’Urine (2.525 m.).  Il paesaggio, dai colori tenui, è fiabesco ed è rilassante spostarsi fra gli enormi larici e i mosaici dei verdi di fondovalle.

La risalita al valico di confine è suggestiva. Gli ampi pianori fra i colli lasciano spazio ad un canalone sempre più incassato, rivestito da una coperta di nevai tra i quali, per gallerie di pietra e ghiaccio, scorre il torrente.

I ruderi delle Grange del Pis e della casermetta delle Barricate sono alle nostre spalle, quando alla sorgente del Fontanone, alla base delle colate detritiche del Monte Palavas (2.920 m.), ci riforniamo d’acqua, per poi svalicare nel classico deserto di pietra delle alte quote.

Davanti a noi si stagliano ampi prati dalla pendenza decisa verso il fondovalle della Val Preveyre (1.839 m.), ma preferiamo rimanere a mezzacosta, traversando lungo la linea di cresta per tagliare la Montagne d’Urine e proseguire con uno scomodo saliscendi tra dossi rocciosi, nevai e colli verdeggianti.

La direzione è quella del Col De Bouquet e il Rifugio Nino Soardi (2.626 m.) con i suoi stambecchi e la splendida visuale sul Monviso al tramonto.

Il rifugio in questa parte della stagione è gestito dal CAI, per cui approfittiamo della gentilezza dei due volontari per gustarci un pasto caldo e l’ospitalità della struttura.

Sesta tappa (03.08.2018): dal Rifugio Nino Soardi al Col Des Thures.

Dal Bivacco torniamo sui nostri passi per poche decine di metri, in discesa fra grossi blocchi, per poi riprendere ad attraversare il crinale detritico di confine, lungo una traccia segnata da ometti di pietra.

Il paesaggio roccioso ci guida al Col de Valprevéyre (2.737 m.) da cui proseguiamo,  verso il Rifugio del Lago Verde/Severino Bessone (2.583 m.) più in basso. Dopo una breve sosta riprendiamo il sentiero, per svalicare ancora, stavolta al Col St.Martin/Col D’aubries, dal quale affrontiamo una lunga discesa accanto al Torrent du Col St Martin, proponendoci di evitare di arrivare al paese di Le Roux (1.730 m.).

Ci riusciamo non senza fatica, costringendoci stoicamente, in corrispondenza della Bergerie des Casses, a dei fuori pista per pascoli impervi. Questi ultimi  risalgono a mezza costa il vallone e intercettano la traccia della GR58 solo dopo un saliscendi continuo per la rete di torrenti che graffiano il versante, segnandolo in profondità.

Siamo nuovamente sul sentiero del Tour du Queyras. Ci porta più in alto fino all’inospitale Cabane de La Nanne (2.466 m.) dove invano, al calar della sera, sotto la pioggia, cerchiamo un “campo di atterraggio”.  Continuiamo allora a risalire, altissimi, fino al  Col Des Thures (2.797 m.). Siamo sulla linea di cresta al confine italo-francese, ormai a notte fonda, e non riusciamo ad individuare l’attacco della traccia che dovrebbe condurci al Bivacco Andrea Tornior (2.552 m.) in Alta Valle di Susa. Infreddoliti e molto stanchi, ci fermiamo in corrispondenza di un provvidenziale, quanto scomodo, ritaglio di terra battuta, umida di pioggia, sufficientemente ampio da ospitarci per la notte.

Settima tappa (04.08.2018): dal Col Des Thures alla Vallee de Pierre Rouge.

Prima di ripartire, mentre i miei compagni smontano la tenda e ricompongono gli zaini, individuo la via, appena una traccia sulla pietraia, per il bivacco Tornior, visibile in lontananza, sopra un dosso nel cuore verde della valle.

Scendo per qualche decina di metri fino a due bei nevai, tra i quali scorrono dei corsi d’acqua dove riempio le borracce, lasciando che lo sguardo spazi fra ampie distese verdi che, a pochi passi dal valico sovrastante, avrebbero consentito l’installazione di un campo più comodo. Si riparte. Stavolta sulla selvaggia linea di cresta che unisce il Col des Thures (2.797 m.) al Col de Rasis (2.921 m.) fasciato da un bel nevaio, in un paesaggio d’alta montagna molto bello e solitario.

Il sentiero piega ora, con decisione, verso il basso, attraverso  la testata di un ampia vallata e ci porta a  costeggiare un bello specchio d’acqua, il Lac De Rasis (2.828 m.), per poi proseguire per pascoli a mezza costa fino a quando, con il fondovalle di fronte, una traccia segnata da ometti di pietra si stacca sul versante destro, inerpicandosi per cenge in bilico sopra le pietraie, fino all’ennesimo colle.

E’ il Col du Malrif (2.866 m.) da cui lo sguardo può spaziare sui versanti verdeggianti che confluiscono su specchi d’acqua che riflettono il cilelo, fra i quali spicca per imponenza Le Grand Laus (2.583 m.).

Ci concediamo una sosta sulla linea di cresta (la Longue Crète aux Eaux Pendantes) tra la sommità della Grand Glaiza (3.293 m.) e il Pic du Malrif (2.906 m.) da cui è possibile gustare fantastici scorci di alta montagna con vista su alcune delle cime più importanti della catena alpina sui versanti italiano e francese. Attorno a noi il Monviso, il Gran Paradiso ma anche, lontanissimi, i massicci del Monte Bianco e del Monte Rosa, e, in terra di Francia le Massif de la Vanoise e le Massif des Ecrins.

Il sentiero, a questo punto, torna a perdere quota con marcata pendenza. Raggiunge il Col Sans Nom (2.830 m.) e prende la via per il fondovalle in direzione della località Les Fonts (2.040 m.). Noi ci fermiamo poco oltre le coltri detritiche di alta montagna, in corrispondenza di un bel prato, accanto al rumoreggiante torrente.

Siamo nella Vallee de Pierre Rouge, al cospetto del Pic de Petit Rochebrune (3.078 m.). Stavolta riusciamo ad organizzare il campo per la notte sotto una lieve pioggerella, appena prima di un violento fortunale.

Ottava tappa (05.08.2018): dalla Vallee de Pierre Rouge al Col de Gimont (pressi).

Scendiamo senza fretta lungo la valle per poi attraversare, accanto al Torrent de la Cerveyrette, le località di  Les Chalps  (1.945 m.), dove sostiamo per il pranzo,  Le Bourget (1.876 m.) e La Chau  (1.904 m.).

Da qui ci immergiamo nuovamente fra le montagne e, sotto l’ennesimo piovasco pomeridiano, raggiungiamo prima le rovine delle Bergeries des Fraches (2.081 m.), e, più in alto, le Lac Noir (2.225 m.).

Un comodo traverso per prati ci sposta adesso sulle sponde del Lac Gignoux (2.329 m.), caratteristico per le tonalità cangianti delle sue trasparenze. Da qui, in breve, risaliamo al Col de Gimont (2.403 m.) che segna il nostro rientro in territorio italiano.

Qui il paesaggio respira, spazia tantissimo per  ampie vallate, segnate dale seggiovie e dagli impianti di risalita verso le stazioni sciistiche invernali.

Nona tappa (06.08.2018): dal Col de Gimont (pressi) a Cesana Torinese.

Ci lasciamo scivolare verso il basso, per la rete di sentieri panoramici lungo i quali i prati di alta montagna cedono spazio al fitto dei boschi di larici e pini.

Siamo in Alta Val Susa, in corrispondenza della Capanna Gimont (1.924 m.), posata fra i prati accanto ad un piccolo laghetto.

Segue una lunga passeggiata nel bosco che ci porta alla località Sagna Longa e, per lunghi traversi e continui tornanti, raggiunge il fondovalle in corrispondenza di Cesana Torinese. Qui termina, per il momento, il nostro trekking partito anni addietro, da valli lontane e solitarie,  e capace di spingerci sempre un po’ più in là, e un po’ più vicino ai giganti della catena alpina.

Cartografia:

IGC – Istituto Geografico Centrale – Carta dei Sentieri e dei Rifugi “Monviso”, scala  1:50.000 – www.istitutogeograficocentrale.it

IGC – Istituto Geografico Centrale – Carta dei Sentieri e dei Rifugi “Valli di Susa, Chisone e Germanasca”, scala  1:50.000 – www.istitutogeograficocentrale.it

IGN (Institut Geographique National) – Carte de Randonnée   – 3637 OT – “Mont-Viso/Saint-Veran/Aiguilles/Pnr du Queyras”, scala 1:25.000 – www.ign.fr