La vallée des Merveilles

Primo giorno: dal Vallon de L’enfer al Lac Noir

Una traccia di verdi pastello nel bosco abbandona il sentiero principale per risalire, in un ambiente fiabesco, una sontuosa foresta. Siamo sulla destra orografica del Vallon de L’Enfer.

Il percorso, sempre gradevole, risale a gradoni il crinale fino a ritrovare  il più ampio sentiero principale e immetterci nell’ampia conca che ospita il Lac Saorgine (2.097 m.) e il Lac Long Inferieur (2.095 m.). Poco più in alto raggiungiamo il Lac Long Supérieur con il Rifugio Delle Meraviglie (2.111 m.).

L’intorno è uno spettacolo per gli occhi e cela antichi graffiti rupestri nascosti fra un nugolo di laghi e colli che creano un labirinto dai colori pastello.  Il nostro percorso segue dall’alto l’azzurro del grande lago. Passiamo “accanto” ai siti archeologici de la “Roche Vandalisee”, “Roche De L’Eclat”, “Paroi Vitrifiee”, “Le Christ”, e la “Stele Du Chef De Tribu”.

Il sentiero risale crinali incassati per raggiungere  il Lac des Marveilles, quindi i  Lac Des Conques (Lac Des Conques Inferieur 2.431m. Lac Des Conques Superieur 2.513 m.) e, da qui, risalire verso la Baisse de Valmasque (2.549 m.).

A questo punto si scende per costeggiare gli splendidi specchi d’acqua del Lac du Basto e del Lac Noir (2.273 m.) dove ci fermiamo per la  notte. Una rete di prati si affacciano su balze panoramiche con vista sul Lac Noir e sul sottostante  Lac Vert (2.221m.) con il Rifugio Di Valmasque (2.233m.).

Quello con la luna a tarda sera è quasi un incontro, un saluto, un abbraccio rassicurante. Abbatte ogni distanza, fra noi e i nostri cari, fra noi e la nostra vita, quella vera. Il cammino è anche nostro, questo tempo, questo mondo, l’esistenza intorno, vicina, lontana, siamo anche noi.

Secondo giorno: dal Lac Noir al Rifugio Pagarì

La Via Alpina, tra Le Lac Noir e Le Lac Vert, attraversa un lungo e stretto canale a balze rocciose, che nel portarci sempre più in alto, ci regala fantastici scorci sul fondovalle impreziosito dalla sequenza di grandi laghi.

Raggiungiamo il  Lac De La Lusiere  (2.627 m.) e ci affacciamo sul vicino Lac Gelé (2.588 m.) in risalita verso il  Collet De La Charnassère (2.727 m.), tra la cima Cossato (2.878 m.), a sinistra, e la cima ovest de la Charnassère (2.827 m.).

Un lungo traverso ci consente di spostarci in un deserto di pietra e dossi precipiti rivestiti dal verde intenso dei prati. Siamo sopra il sottostante Lac de L’Agnel  in corrispondenza del Passo dell’Agnel (2564 m.).  

L’itinerario prosegue verso il basso. Impegnativo, attraversa una gigantesca morena detritica. E’ segnalato con tacche rosse seguendo le quali si raggiunge con cautela il sottostante Lago Bianco Dell’Agnel (2.292 m.).

Da qui costeggiamo, un breve ma impegnativo traverso a mezza costa, lungo un crinale in pendenza fino ad incontrare il sentiero che dal fondovalle muove verso il Rifugio Pagarì (2.627 m.).

E’ tarda sera quando, tornante dopo tornante, ci troviamo sotto l’omonimo Passo del Pagarì (2.819 m.) in una cornice selvaggia ed austera.

Terzo giorno: dal Rifugio Pagarì al Refuge de Nice

Passo del Pagarì (2.819 m.), passaggio, suggestivo, tra Le Cime de La Maledie (3.061 m.) e la Cima Pagarì (2.905 m.).

Non scendiamo verso l’invitante, sottostante, vallone ma tagliamo il crinale, in corrispondenza di un evidente punto debole nel fronte roccioso.

Ci ritroviamo in un ambiente selvaggio, una sconfinata rovina di pietra su pietra e balze rocciose che consente di tagliare a mezza costa il versante morenico che sovrasta il  il Lac Long  (2600 m.).

L’itinerario è faticoso e richiede attenzione ma è fantastico per la bellezza del paesaggio.

Arrivati in corrispondenza delle sponde del grande lago fatichiamo a trovare la via segreta per la Terrazza Del Gelas (percorso poco tracciato) molto più in alto ad una quota di 2.935 m.

Pur individuando un ampio vallone che sembra risalire deciso verso un evidente punto debole nel contrafforte roccioso, non lo percorriamo,  per l’assenza degli attesi ometti di pietra. Niente da fare. E’ tarda sera è un violentissimo fortunale ci costringe, dopo aver cercato invano un luogo adatto a sistemare la tenda, ad una rapida ritirata verso valle, attraverso il Vallon De Pagarì. Dobbiamo perdere quota e dobbiamo farlo in fretta. Il pendio si è trasformato improvvisamente nel greto di una rete di torrenti e laghi comparsi dal nulla. Le condizioni ambientali e la severità dell’ambiente ci costringono a rinunciare alla prevista variante di alta montagna per ripiegare, con la massima attenzione, verso l’area circostante il Refuge de Nice (2.232 m.) e il Lac de La Fous (2.190 m.).

Quarto giorno: dal Lac de La Fous al Lac de Fenestre

Dal fantastico scenario che circonda il Refuge de Nice, ravvivato dalle copiose piogge del giorno prima, prendiamo il sentiero per il fondovalle, abbandonandolo dopo qualche tornante  per svoltare in direzione dello stretto valico del  Pas Du Mont Colomb (2.550 m.) attraverso un ripido canale roccioso in forte pendenza.

Dal passo il sentiero ci porta a perdere quota per una ripida conca detritica fino al Lac du Mont Colomb (2.390 m.), un isola di azzurri in un oceano di detriti e blocchi accatastati.

Dopo diversi giorni, in corrispondenza di un suggestivo balcone roccioso,  riusciamo a contattare le nostre famiglie e scoprire che a casa c’e’ bisogno di noi. Non possiamo far altro che ridefinire l’itinerario in modo da rientrare il prima possibile.

Proseguiamo per il Vallon du Mont Colomb per interminabili morene, fino a quando alla pietra si sostituiscono gradatamente i larici, ormai in prossimità del Refuge de La Madone de Fenestre (1.908 m.).

Ceniamo al rifugio per poi riprendere la via verso monte e il Col De Fenestre (2.474 m.). Non individuiamo anfratti adatti ad ospitare il campo. Il cielo è terso e non fa freddo. E una luna fantastica quasi ci prende per mano mentre proseguiamo con le luci elettriche fino al Lac de Fenestre dove sistemiamo a notte fonda la nostra Svalbard.

Quinto giorno: dal Lac de Fenestre a Entraque

Dal Lac de Fenestre, lasciata alle nostre spalle la deviazione per il Pas des Ladres, raggiungiamo il Col de Fenestre dove sono presenti delle casermette diroccate.

Ci concediamo una breve pausa per poi, lentamente, affrontare la lunga discesa per il Vallone della Barra e il Rifugio Soria Ellena. Conosciamo molto bene questo luogo perché è qui che è iniziato il nostro cammino per le Marittime.

Lungo il sentiero che ci avvicina a San Giacomo di Entraque e a quel che chiamiamo “civiltà”, nella quale sempre meno riesco a riconoscermi, mi ritrovo a pensare che forse non è poi così male chiuderla qui, fra queste montagne silenziose, lontane da casa, ma fra le più vicine in assoluto al nostro sentire, capaci ogni volta di sorridere e piangere con noi e sempre in silenzio, spingerci oltre.