Patagonia: Circuito delle Torri del Paine

Questa non è ne una recensione, ne un diario di viaggio, tantomeno una relazione di viaggio dettagliata, è semplicemente un invito.

Questo percorso è stato fatto tanto tempo fa, durante un viaggio in Patagonia quasi esclusivamente dedicato al trekking. Nel viaggio, fatto con meravigliosi amici, sono state fatte diverse cose ma vi propongo questa, facilmente realizzabile all’interno di un viaggio di due settimane o quindici giorni.

Quando andare?

A causa dell’inversione stagionale derivante dal cambio di emisfero in Patagonia, se andiamo in Patagonia è necessario andare quando da noi in Europa è inverno, mentre da loro è estate ma non preoccupatevi per il caldo, troverete “l’inverno” anche li. Se poi voleste partire quando qui è estate per sperimentare l’inverno patagonico vi faccio i miei migliori auguri, nel caso vi consiglio di portarvi Ermanno Salvaterra o ancora meglio il figlio.

Perché andare?

George Mallory avrebbe risposto: perché è li. Diky vi risponde: semplicemente perché la Patagonia è meravigliosa oltre ogni aspettativa e ciò che vedrete, per ragioni climatiche, geografiche e geologiche, è semplicemente unico. Per me e non credo solo per me, la Patagonia rappresenta l’archetipo ed il paradigma (paroloni!) di una natura indomita, fatta di paesaggi sconfinati, di montagne, di foreste e di ghiacciai come non li avete mai visti in nessun altro luogo. Se amate la montagna, se amate l’alpinismo o il trekking, se amate la natura o semplicemente tutte queste cose assieme, bene allora la Patagonia è l’incarnazione dei vostri sogni; andateci, per visitare uno dei luoghi meno antropizzati della terra, per sentirvi piccoli, per provare la paura di sentirvi finalmente nudi di fronte ad una natura primigenia.

Dalle vette del Monte Bianco vediamo decine di paesi piccoli e grandi, la notte si possono vedere le luci di lontanissime città, ci si muore senza troppa difficoltà ma con la civiltà a portata di mano; su qualunque vetta patagonica tu salga, da lì vedrai solamente altre montagne.

In sintesi e senza tanti giri di parole, non potete non andarci, è una vera figata!

Dove si va?

Il nostro percorso, della durata di otto giorni si sviluppa nel parco delle Torres del Paine, in Cile. Quest’ultimo è facilmente raggiungibile mediante autobus dalla città, munita di aeroporto, di El Calafate che si trova in Argentina. Per ciò che concerne i voli vedete un po’ voi come organizzarvi, io personalmente vi consiglierei un diretto Roma Buenos Aires e poi, se possibile, un volo interno direttamente per El Calafate, questo per diminuire eventuali rischi riducendo il numero delle coincidenze di volo; meno aerei prendi meno ne puoi perdere e meno voli possono cancellare…

Il percorso ed il parco

Il percorso che vi propongo è un giro ad anello di circa centotrenta chilometri che si sviluppa attorno alle Torri ed ai Corni del Paine, può essere ripartito in otto tappe ma anche in un numero minore, questo dipende da una vostra scelta. Io personalmente consiglio di non avere fretta e a meno che non abbiate problemi di tempo, di godervi al meglio il cammino. Esso si svolge attorno ad un massiccio montuoso garantendo una visione panoramica e mettendo al riparo da grandi salite e terreni impervi tipici delle quote più alte; in buona sostanza si vede la montagna da una certa distanza senza entrare al suo interno. È possibile fare dei percorsi che si addentrano nel massiccio e volendo anche attraversarlo percorrendo un sentiero che si trova fra Los Cuernos e Las Torres del Paine e passa per il campo dei giapponesi. Durante il così detto “o” circle o circuito grande non si raggiungono quindi quote elevate, i circa millecento metri del passo Gardner sono la massima altitudine del percorso. Valutate che i mille metri della Patagonia, così come i mille metri della Norvegia e dell’Islanda non sono i mille metri delle Alpi, dei Pirenei o della Corsica. Quando ci si trova a latitudini estreme o molto pronunciate mille metri sono “abbastanza”, duemila sono molti. Sul passo Gardner tira un vento decisamente forte, è normale trovare neve e non è raro incappare in una nevicata.

Dal punto di vista dei dislivelli da affrontare non ci si trova ad affrontare un grande impegno, il massimo dislivello che si deve ascendere è di settecento ottanta metri; il sentiero è ben tracciato, molto panoramico e fatta eccezione per la discesa o salita (dipende da quale direzione decidete di intraprendere il trekking) di una scala metallica, facilmente percorribile. Tutta una serie di zone umide e ricche di acqua sono state attrezzate con passerelle in legno e ponticelli, abbandonare il sentiero significa bagnarsi spesso i piedi e non solo i piedi. Non sempre, ma di frequente, al di fuori del sentiero vi troverete a dover affrontare un terreno a volte impervio, spesso fangoso, fittamente vegetato e decisamente scomodo.  Come mai sono così informato? Perché da buoni speleologi, affetti quindi da anarchia e arroganza croniche, abbiamo voluto fare giusto qualche prova per andare a vedere cosa ci fosse “li dietro”. In sintesi se qualcuno volesse muoversi fuori sentiero e per i fatti propri, la cosa sarebbe fattibile, si potrebbero vedere cose stupende ma non a “costo zero”, necessitano fatica e attenzione, molta attenzione (le carte acquistabili sono 1: 90.000 ); non siete in un posto che perdoni molto possibili errori.

Quindi, se non volete incasinarvi senza motivo, cosa del resto meravigliosa… torniamo a noi: non vi troverete ad affrontare cazzutissimi dislivelli come sulle Alpi e la maggior distanza da coprire sarà di poco più di diciotto chilometri. Sul vostro tracciato troverete cinque rifugi e cinque accampamenti, avendo visitato il posto diversi anni fa vi consiglio di procurarvi informazioni più recenti sui servizi forniti e sulla loro qualità. Ovviamente i rifugi sono dei veri e propri rifugi ove è consentito anche piazzare la tenda ma scordatevi la qualità dei servizi dei rifugi delle Alpi, mentre gli accampamenti sono delle semplici aree dove è consentito campeggiare. Negli accampamenti è presente una piccola struttura dove cucinare protetti dal vento e dalla pioggia. Noi personalmente abbiamo dormito quasi sempre negli accampamenti  e qualche volta dove ci piaceva, cosa vietatissima.

Qui di seguito riporto, in senso antiorario, la distanza in chilometri, il dislivello ed il tempo di percorrenza fra i vari rifugi ed accampamenti.

Refugio Las Torres (possibilità di lasciare in deposito extra baglio nel caso abbiate pernottato almeno una notte) > Campamento Seron: nove chilometri, quattro ore, duecento quindici metri di dislivello.

Campamento Seron > Refugio Dickson: diciotto chilometri e duecento metri, sei ore, cento ottantaquattro metri di dislivello.

Refugio Dickson > Campamento Los Perros: nove chilometri e duecento metri, quattro ore e mezza, quattrocento trentanove metri di dislivello.

Campamento Los Perros > Campamento Paso: dodici chilometri, quattro ore e mezza, settecento cinquanta metri di dislivello.

Campamento Paso > Refugio Grey: nove chilometri e duecento metri, quattro ore, quattrocento trentasette metri di dislivello.

Refugio Grey > Refugio Paine Grande: dieci chilometri e ottocento metri, tre ore e mezza, quattrocento trenta metri di dislivello.

Refugio Paine Grande > Campamento Italiano: sette chilometri, quattro ore e mezza, cento cinquantadue metri.

Campamento Italiano > Refugio Campamento Los Cuernos: quattro chilometri, due ore e mezza, cento quarantasei metri.

Refugio Campamento Los Cuernos > Refugio las Torres: dodici chilometri e mezzo, due ore e mezza, centosettanta due metri.

Regole e regolamenti

Ogni parco ha il suo regolamento, quello del nostro è facilmente reperibile su internet o nella guida Lonely Planet. Vi do qualche indicazione gratuita in merito, basata prevalentemente sull’esperienza, da prendere quindi cum grano salis. È vietato il campeggio al di fuori delle aree designate, credo che questo sia il divieto che ho maggiormente infranto in vita; nel nostro parco è ovviamente e giustamente vietato piantare la tenda o bivaccare al di fuori degli accampamenti e dei rifugi. Nel caso vogliate infrangere il divieto sappiate che i controlli, seppur non serratissimi, esistono, perciò imboscatevi, nascondetevi, mettetevi fuori vista; tutto ciò rischia di comportare una pessima sistemazione, quindi non sistematevi per i fatti vostri se non esiste una reale necessità. La luce va via tardi, il crepuscolo dura parecchio, vi toccherà piazzare la tenda alle dieci e mezza di notte, birbanti!

È vietato accendere fuochi in tutta l’area del parco, in questo caso i controlli sono molto, molto attenti. Perché? Il motivo è strettamente legato al fortissimo rischio di incendio connesso alla presenza di vento costante e spesso intenso; nel parco del Cerro Torre-Fitz Roy se ti dovessero beccare ad accendere un fuoco al di fuori delle pochissime zone destinate a ciò verresti immediatamente multato e sbattuto fuori, qui si limitano ad una multa salata. Non accendete fuochi a meno che non sia per salvarvi la pelle, il rischio di provocare un incendio che durerà un mese o più è reale.

Non si possono lavare stoviglie, mutande e pentolame vario in fiumi, ruscelli e nelle zone adiacenti, si ha l’obbligo di spostarsi; il motivo ovvio è quello di evitare il più possibile di inquinare le acque. Se siete rapidi e soprattutto non in piena vista potete infrangere il divieto ma vi invito a fare un piccolo sacrificio per preservare una delle aree più straordinarie del pianeta.

Si dovrebbe defecare solo nelle apposite aree attrezzate, impossibile. In caso di necessità scavate una buca e seppellite gli escrementi, i rangers del parco non gradiscono che alcune zone, particolarmente adatte, siano diventate un letamaio.

Sulla spazzatura non credo di dovervi dire nulla, comunque occhio perché sparano a vista.

Consigli non richiesti ma forse utili.

Scarpe: io ho usato un paio di scarpe da trekking in pelle, per capirci meglio nel caso voleste farvi un’idea, delle Zamberlan Civetta GTX, ben trattate contro l’acqua con l’apposito prodotto.

Vi consiglio di fare altrettanto e non per pavidità, il trekking da Landmannalaugar a Skogar Foss (80 chilometri in quattro giorni) l’ho percorso con ai piedi delle Salomon wings pro 2, calzature basse da trail running.

Ora, a parte le facezie, se volete godervi il percorso al ritmo che preferite, con le dovute soste e con i piedi asciutti vi consiglio di usare scarpe in pelle ben impermiabilizzate; ciò non significa che non possiate farlo con un paio di Buscido La Sportiva ma il confort ha una sua importanza.

Pioggia: piove spesso, anche quando la giornata è buona due o tre acquazzoni li si piglia, può anche piovere di brutto. Quindi attrezzatevi per la pioggia, giacca in goretex, sovra pantaloni impermeabili, non necessariamente in goretex. Se portate abbigliamento con imbottitura in piuma state attenti a non bagnarlo, difficilmente asciugherà. Io ho trovato pioggia intermittente ma non prolungata ne forte, questo mi ha consentito di fare praticamente tutto il tragitto con dei pantaloni Vertigo della Montura, vi sconsiglio pantaloni leggeri tipo vertigo light et similia.

Vento: c’è sempre vento, nella zona del Cerro Torre di più, ma anche qua troverete un bel vento costante che potrebbe diventare fortissimo. Vi consiglio, nel caso già non lo possediate, l’aquisto di un Buff neckwarmer, non necessariamente deve essere di marca Buff ma munitevene perché estremamente utile.

Il passo Gardner è decisamente ventoso, in caso di maltempo il vento può tranquillamente superare i cento-centoventi chilometri orari, il che vuol dire aver difficoltà a rimanere in piedi ed a muoversi.

Piazzate la tenda bene, perché sarete in tenda vero?, sin dal primo momento, eviterete di dovervi svegliare due ore più tardi per rimediare o di svegliarvi direttamente sotto le stelle. Se avete intenzione di abbandonare il tracciato e salire a quote sopra duemila metri fate attenzione perché il rischio che il vento danneggi la tenda è reale; su certe montagne patagoniche è impossibile utilizzare tende, durano meno di dodici ore.

Acqua: se ne trova quanta ne volete, se corrente è potabile ma anche l’acqua dei laghi va benissimo per cucinare.

Tenda: noi abbiamo usato una Svalbard delle Ferrino dormendo in quattro in una tenda da tre posti. È una tenda robusta, abbastanza affidabile ma dannatamente  pesante, munita di absidi spaziosi in relazione alla categoria igloo ma insufficienti se valutati a livello assoluto. Nel caso dobbiate o possiate acquistare una tenda appositamente per l’occasione io vi consiglio una tenda a tunnel di tipo nordico munita di ampio “portico”; si tratta di una tipologia di tenda ottima, leggera e munita di un ampio spazio per stivare materiali e cucinare in caso di maltempo, presenta l’unico difetto di non essere una tenda free standing, la qualcosa a me personalmente non ha mai creato particolari problemi. Non vi dico di acquistare una Hilleberg ma compratela di buona qualità: dalla Vango in su… Nordisk per esempio o Fjallraven.

Sole: nonostante ci siano sempre le nuvole, il sole picchia duro e brucia, quindi organizzatevi.

Neve: non sono rare deboli nevicate, specialmente in prossimità del passo Gardner che a sua volta risulta molto spesso innevato ma tranquillamente percorribile senza l’ausilio di ramponi. Se volete esagerare portatevi un paio di ghette, male non fa.

Bombolette: arrivate al parco già muniti di bombolette per il fornelletto o dell’eventuale carburante per il fornello che avete deciso di usare, quando siamo andati noi non esisteva la possibilità di rifornirsene all’interno del parco.

Conclusioni

Se avete dai venticinque ai trenta giorni andate a fare un giro anche nel parco del Cerro Torre-Fitz Roy; se invece avete un po’ più di tempo e volete ottimizzare non spostandovi, una volta li con la cartina in mano, potete pianificare numerosi altri percorsi all’interno del parco andando magari anche fuori sentiero.

Chi fosse in grado di scalare in luoghi come le Torres del Paine non credo abbia bisogno che sia io a dargli l’idea; inoltre portandosi l’apposita attrezzatura da ghiaccio ci sono meravigliosi ghiacciai da percorre. Insomma vedete voi che fare, ci sono pietanze per tutti i gusti e tutti i palati.

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