Valle d’Aosta: Alta Via n. 1

L’Alta Via n. 1 della Valle d’Aosta è un trekking d’alta quota che si sviluppa da Donnas a Courmayeur in 17 tappe giornaliere. Permette in particolare di ammirare le vette più alte d’Europa, quali il Monte Rosa, il Cervino ed il Monte Bianco, motivo per cui tale itinerario è detto anche “alta via dei giganti”. Per la descrizione canonica del percorso è possibile consultare il sito ufficiale del turismo valdostano al link http://www.lovevda.it/it/sport/escursionismo/alte-vie/alta-via-1.

Abbiamo percorso parte di tale Via (11 tappe) dal 12 al 24 agosto 2016, con alcune scelte operate in relazione al tempo a disposizione. Segue il diario scritto in itinere ed arricchito con qualche ulteriore dettaglio a fine trek.

1° giorno: Lillianes → Alpe Serrafredda
∼ 2ª tappa della Via

Iniziamo il trek a fine mattinata presso Lillianes, precisamente dalla Cappella di Santa Margherita (1.250 m). Il tempo è ottimo e si manterrà tale per tutta la giornata. Optiamo presto per percorrere il sentiero 1, tra paesaggi bucolici, fermandoci per uno spuntino sul “Pian di soursiére” (1.940 m). Procediamo per il rifugio Coda (2.280 m), posto al confine tra Valle d’Aosta e Piemonte, dove giungiamo a pomeriggio inoltrato e dal quale ammiriamo un panorama che spazia dalla pianura padana sino a buona parte delle Alpi occidentali, compreso lo splendido massiccio del Monte Rosa. Dopo una piacevole pausa al rifugio, proseguiamo avvicinandoci al Mont Mars per poi scendere verso l’alpe Serrafredda (1.842 m).

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I gentili proprietari di quest’ultima ci permettono di rifornirci di acqua e montare la tenda (che, nuova, inauguriamo, un piccolo gioiello di tecnologia che rischiamo di lacerare per una incauta manovra di chiusura…). In serata prepariamo la cena… tra nugoli di zanzare; chissà se sarebbe stato meglio fermarci prima, circa 250 m più in alto, nei pressi del Lago Goudin. Notte serena con la presenza di una luminosa Luna crescente.
Incontri: una famiglia con cui si parla di turismo sostenibile nel canavese, di etica dello sviluppo, di imprenditoria vera: ci segnalano il sito canaveselab.com.
Parliamo inoltre con la signora che gestisce il bel rifugio Coda: scopriamo che trascorse la luna di miele nelle zone da cui proveniamo (accenna a Porto Conte e a Stintino) e che siamo i primi dalla Sardegna, che lei ricordi, a giungere al rifugio.

2° giorno: Alpe Serrafredda → Rifugio della Barma
∼ 3ª tappa della Via

Dall’alpe Serrafredda attraversiamo per buona parte della mattinata suggestivi boschi, muovendoci su una quota di circa 1800-1900 m. La giornata è soleggiata, anche oggi ottimo meteo.
Scendiamo poi verso il Lago Vargno (1.670 m), dove arriviamo a metà giornata. Superata la relativa diga, iniziamo la salita verso la riserva naturale del Mont Mars, su un percorso, spesso gradinato, chiamato “del pellegrino”. Man mano che ci addentriamo nella riserva, i paesaggi ci coinvolgono maggiormente per la loro bellezza, in particolare presso il Lac Long, dal particolare colore scuro che contrasta con il verde della vegetazione spiraleggiante che lo delimita (e che, nell’insieme, mi ricorda il frattale di Mandelbrot!). Arriviamo infine nel pomeriggio al rifugio della Barma (2.062 m), posto in una splendida cornice di laghi.

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Il rifugio è in fase di completamento, il manutentore ci informa che aprirà il prossimo anno. Considerata la stanchezza accumulata, per via in particolare dei pesanti zaini, decidiamo di fare tappa strategica nei pressi del rifugio, dove attendiamo il tramonto per piazzare la tecnologica tenda.
Incontri: scambiamo quattro chiacchere con una famiglia, dove un bambino ci chiede se siamo dei camminatori. Sarà per via appunto degli inconsueti zaini, ma con la sua domanda sembra quasi riferirsi a noi come a degli esseri mitici, forse in via di estinzione: i Camminatori ;-)

3° giorno: Rifugio della Barma → Baita Temeley
∼ 4ª tappa della Via

Smontiamo la tenda di buon mattino, anche se per via dell’umidità accumulata da uno dei sacchiletto, quello in piuma, attendiamo i raggi del sole per l’opera di asciugatura. La giornata è assolata e decisamente calda, nonostante si cammini su una quota mediamente di 2.000 m. Superati alcuni alpeggi, da cui è possibile rifornirsi d’acqua, giungiamo a metà giornata al Colle Marmontana (2.358 m), dal quale si ha una splendida veduta che spazia sino al massiccio del Monte Rosa.

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Scendiamo poi presso il Lago Chiaro e l’alpeggio di Mianda (2.010 m), per poi salire nel pomeriggio alla Crenna dou Leui (2.340 m). Si tratta di un suggestivo varco nella roccia, armato nei pressi con delle corde di sicurezza, superabile comunque senza particolari problemi. Si apre quindi una visuale della valle di Gressoney, con individuabile l’abitato di Gaby. Alcune nuvole ci proteggono finalmente, anche se temporaneamente, dal sole. Proseguiamo verso il Colle della Vecchia (2.185 m), dove giungiamo dopo diversi saliscendi a pomeriggio inoltrato.
Invece di scendere verso il rifugio omonimo, optiamo per procedere verso Niel, su un sentiero panoramico. Incrociamo presto una vipera, senza fortunatamente venirne attaccati. Lunga discesa che si addentra poi nei boschi, dove non riscontriamo purtroppo la possibilità di piazzare la tenda. Ad un certo punto inizio a preoccuparmi, sono davvero stanco. Respiro. Concentrazione. Un passo, un altro passo. E’ sera inoltrata quando, oramai esausti dopo una giornata durante la quale ci siamo fermati brevemente ed anche nutriti poco, “stabiliamo” come residenza notturna la baita abbandonata di Temeley (1.720 m). Dopo un’abbondante cena a base di liofilizzati(!), ci infiliamo finalmente nei sacchiletto per dormire. Ma nel cuore della notte un simpatico roditore (fortunatamente non un topo…) ci allieta su un piccolo soppalco con la sua rumorosa presenza. La stanchezza ha infine il sopravvento. Sogniamo zaini antigravitazionali.
Incontri: ben pochi… il percorso non sembra essere molto frequentato, se non da alcuni trail runners che, leggeri, sfrecciano in velocità.

4° giorno (Ferragosto): Baita Temeley → Gaby / Gressoney-Saint-Jean
∼ hyperjump della 5ª tappa della Via

Dalla baita di Temeley, datata 1606 ma parzialmente manutenuta (anche se la struttura non è certo a prova di spifferi, ci sono almeno i vetri alle finestre!), ci muoviamo a metà mattinata, dopo aver riflettuto su come procedere. La prospettiva ortodossa consisterebbe nell’arrivare alla frazione di Niel per poi risalire il versante orientale della valle e ridiscenderlo verso Gressoney-Saint-Jean. Già sappiamo che il periodo di tempo a disposizione non ci permetterà di percorrere tutta la Via, per cui, invece di continuare appunto il percorso tradizionale sul versante orientale, desideriamo ora spostarci su quello occidentale della valle.
Puntiamo quindi al paese di Gaby (1.047 m), percorrendo inizialmente la Via sino ad intercettare il sentiero 7A. Scendiamo abbastanza rapidamente, sempre all’interno di un suggestivo bosco, dove si incontrano alcune baite diroccate. Vien da pensare alla dura vita che vi si svolgeva…

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Poco prima di arrivare al paese incrociamo un bel ruscello con diverse cascatelle. Da una fontana nei pressi, ci riforniamo di acqua.
A metà giornata arriviamo al grazioso centro di Gaby, da dove, seppur con l’introduzione di una discontinuità nel trek, utilizzeremo i mezzi pubblici per ottimizzare i tempi (ossia evitarci un paio d’ore su strada asfaltata tramite l’antesignano del teletrasporto di Star Trek ;-) raggiungendo nel primo pomeriggio Gressoney-Saint-Jean. Qui, individuato un camping (il buon Margherita), piazziamo la tenda e ci dedichiamo al lavaggio personale e degli indumenti. Durante la notte, anche la tenda verrà lavata da un bell’acquazzone.
Incontri: forse troppi… la “civilization”, seppur necessaria, risveglia il nostro lato “orso”.
Non vediamo l’ora di risalire sulle montagne.

Un grazie di cuore ad Antonio per l’incoraggiamento! Caro amico, ci manchi.

5° giorno: Gressoney-Saint-Jean → Cunéaz
∼ 6ª tappa della Via

Al risveglio notiamo che il tempo non è particolarmente migliorato: in effetti non piove più ma il cielo permane plumbeo. Che fare? Smontiamo la tenda (che, grazie al bagno notturno, pesa un po’ di più… pazienza), stiviamo alimenti e bagagli negli zaini e partiamo in direzione colle Pinter (2.777 m), posto quasi 1.300 m più in alto. Dritti verso il temporale in arrivo.

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Non so bene che energia ci animi… ma posso dire che il percorso di oggi, concluso poi a Cunéaz, è stato sinora il migliore. Nonostante la pioggia, nonostante la fatica…
Percorrere borghi fuori dal tempo. Trovare cavalli in alta quota. I caprioli che saltano su panorami vastissimi.

Sentire il rombo vicino dei tuoni.

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Il sole che ritorna a cancellare i timori.

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Incrociare lo sguardo di anziani camminatori, più pazzi di noi, ebbri di vita e di avventura. E Pietro, filosofico, che dice: “Alcune volte mi chiedo cosa ci faccio qui. Ma poi trovo la risposta.”

6° giorno: Cunéaz → Colle di Nannaz
7ª tappa della Via

Da Cunéaz (2.057 m), proseguiamo la discesa nella valle di Champoluc, attraversando fitti boschi fino ad arrivare all’omonima cittadina (1.550 m) per rifornirci di alcuni viveri. Ma si prospettano lunghe attese, data la presenza di molti turisti per pochi negozi aperti, per cui impazienti imbocchiamo il sentiero 1B verso St. Jaques (1.635 m), piccola località ai piedi della salita verso il rifugio Grand Tournalin (2.600 m). La visione del massiccio del Monte Rosa è la costante del percorso.

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Arriviamo al rifugio nel pomeriggio ma proseguiamo oltre, sino a superare il colle di Nannaz (2.773 m) ed individuare una splendida location per piazzare la tenda.

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Stanotte dormiremo a 2.700 m. Fa freddo. Credo che raggiungeremo lo zero termico o giù di lì. Non rimane che rintanarsi nel saccoletto. E’ qui accanto che mi aspetta, dopo una giornata intensa di passi e di orizzonti.

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Incontri: tante famiglie che portano i bambini sui sentieri, nella natura. Vien da pensare che possa esserci un futuro nel rapporto tra uomo e ambiente.

7° giorno: Colle di Nannaz → Valtournenche → Rifugio Barmasse
8ª + 9ª tappa della Via

Alle 7:00 la temperatura all’interno della tenda è di 6 gradi. Fuori non fa sicuramente più caldo, anzi! La previsione sul freddo notturno si può dire confermata e diamo un senso all’equipaggiamento “in più” che ci portiamo appresso (su questo ritorneremo con le considerazioni a fine trek).
Con un po’ di buona volontà usciamo dal nostro mobile guscio e riprendiamo il cammino. Dopo una mezz’ora circa arriviamo al Col de Fontaines (2.696 m), da dove ammiriamo il secondo dei “giganti” di questo percorso: “sua maestà” il Cervino. Cosi infatti lo definisce un signore, simpatico trekker, che incontriamo e che afferma che vediamo il piramidale monte in uno dei rari giorni dell’anno in cui la cima non è coperta da nubi, lì apposta per noi. Ed è davvero uno spettacolo.

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Proseguiamo la discesa a valle verso Valtournenche, superando prima il punto tappa ed arrivando poi al paese, in cui sviluppiamo l’idea di doppiare la tappa ed arrivare al rifugio Barmasse in giornata. Abbiamo però bisogno di approvvigionamenti, con l’ulteriore idea di stare poi in quota pernottando nei bivacchi presenti (a St. Jacques in effetti non abbiamo trovato tantissimo, avremmo forse dovuto avere un po’ più di pazienza a Champoluc). Nell’attesa che aprano i negozi, incontriamo casualmente in una caffetteria un atleta, profondo conoscitore di questi luoghi, che si sta preparando per il Tor Des Geants, massacrante competizione di endurance-trail tra le montagne della Valle d’Aosta. Gentilissimo, ci fornisce una serie di informazioni sul percorso, consigliandoci grande cautela in relazione al meteo: è infatti in arrivo per dopodomani una forte perturbazione, su zone soggette a frane e con elevata possibilità di fulmini.
Incontro casuale o destino? Non saprei, ma preferiamo comunque seguire i consigli. A Gressoney, sul colle Pinter, la montagna ci ha voluto bene, ma è meglio non provocarla. Come dice Pietro: “Alla montagna bisogna sempre dare del Lei.”.
Riprendiamo il trek, incontrando nella salita al rifugio altri due “duo”, ossia gruppi di due trekker come nel nostro caso, che stanno percorrendo alcune tappe della Via. Entrambi i gruppi hanno scelto di partire direttamente da Gressoney.
Arriviamo in serata al rifugio Barmasse, dove ci concediamo di pernottare dopo la doppia tappa effettuata.

Sul calendario è trascorsa una settimana. Dentro di noi, molto di più.

8° giorno: Rifugio Barmasse → Rifugio Cuney
10ª tappa della Via

In questi ultimi due giorni siamo passati (valicando “colli” quasi mille metri più alti della più alta montagna della nostra regione) dalla valle di Gressoney a quella di Champoluc sino a quella di Valtournenche. Resteremo ora in quota per un paio di giorni, prima di scendere verso Oyace. In realtà questa “quota” varia spesso tra i 2000 ed i 2700 m circa, ed oggi sperimenteremo la tappa più dura, almeno sino ad ora, del percorso. La giornata è abbastanza buona e la sfruttiamo appieno per giungere infine al rifugio oratorio di Cuney, dopo 10 ore di cammino pressoché ininterrotto con diversi colli e pietraie davvero pericolosi in caso di brutto tempo. In alcuni tratti il sentiero risulta effettivamente modificato dalle frane.

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Siamo sfiniti, Pietro ha anche problemi ad una gamba. Quasi 2800 m di dislivello complessivo, con zaini non esattamente leggeri, hanno un certo costo…
Il rifugio è in posizione molto suggestiva, e l’interno è accogliente; tra le poche persone presenti l’atmosfera è serena. Alle pareti fotografie di galassie che colpiscono lo scrivente, appassionato di astronomia.
Conosciamo a cena due cuneesi, ed è l’occasione per parlare delle Marittime e delle Cozie, dove con Antonio abbiamo percorso fantastici trek. La coppia, marito e moglie, ha comunque percorso trekking andando ben oltre, come in Perù e Nepal (4 volte!). Senza contare, tra i tanti a cui accennano, un trekking di 12 giorni in autonomia nel Parco di Ordesa sui Pirenei, dove anche noi siamo stati. Belle coincidenze. Parlano con modestia, è un piacere ascoltarli.
Ma è ora di riposarsi… I gestori del rifugio ci confermano l’arrivo della perturbazione, domani sveglia all’alba per mettersi presto in cammino verso il bivacco Rosaire Clermont, sperando di raggiungerlo in anticipo rispetto al fronte temporalesco.

9° giorno: Rifugio Cuney → Bivacco Rosaire Clermont
1ª parte dell’11ª tappa della Via

E’ mattino presto, la visibilità è di poche decine di metri, ma sta aumentando. Prima di rimetterci in marcia, mentre Pietro compie gli ultimi preparativi, visito la piccola chiesa posta negli immediati pressi del rifugio. Semplice all’esterno, all’interno si rivela sorprendentemente bella, ricca di opere ex-voto.
Iniziamo a camminare di buona lena, superando alcune pietraie con un tratto di sentiero anche qui franato. Il cielo è scuro di nubi, ma a preoccuparci maggiormente sono le nuvole provenienti dalla valle, che velocemente risalgono i monti, a voler incrociare le altre. Aumentiamo il passo, in alcuni tratti addirittura corriamo, sino ad arrivare al bivacco Rosaire Clermont (2.705 m). Pochi minuti dopo si scatenano le precipitazioni, che dureranno per diverse ore, in un tripudio di nubi.
Il bivacco ci protegge, suoi unici ospiti, anche se la temperatura interna non è proprio confortevole; 13 gradi circa in pieno giorno.
Dalle finestre vediamo ad un certo punto degli stambecchi che brucano l’erba a pochi metri di distanza.
In serata il maltempo si placa, ed un silenzio quasi irreale ci circonda. E’ strano sentire cosi chiaramente la propria voce.

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10° giorno: Bivacco Rosaire Clermont → Oyace
2ª parte dell’11ª tappa della Via

Ci sono dei momenti che valgono tutti i sacrifici fatti, come quello che viviamo oggi sul col di Vessonaz (2.793 m). La giornata è splendida, il cielo è terso ed è quasi incredibile la differenza rispetto a poche ore prima. Lo sguardo spazia su un orizzonte sconfinato di montagne, compreso il re delle Alpi, il Monte Bianco, ed è difficile descrivere lo stato d’animo che proviamo. Vien da commuoversi, e’ meraviglioso.

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Difficile riprendere il cammino, ma il vento freddo ci porta a proseguire. Nella lunga discesa verso Oyace (quota 1.400 m circa), seguiamo lo sviluppo della vegetazione, dai prati degli alpeggi sino ai fitti boschi della valle, lungo il corso di suggestivi ruscelli.

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Poco prima di arrivare al piccolo centro abitato, superiamo una profonda gola tramite un antico ponte in pietra: e’ emozionante!
Arriviamo infine nell’accogliente punto tappa, il dortoir *La Tour”.
Incontri: con un appassionato allevatore, si parla delle incredibili storture della burocrazia italiana ed europea e dell’abbandono degli alpeggi da parte dei giovani. La cultura della montagna avrà un futuro?

11° giorno: Oyace → Rey
12ª tappa della Via

Lunga tappa in una giornata assolata e pressoché solitaria. La caratteristica del percorso odierno è di svolgersi principalmente a mezza costa tra le montagne, con un’ampia visione delle valli circostanti.

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Il dislivello complessivo è comunque notevole, praticamente simmetrico tra salita e discesa, e pari a circa 2300 m.

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Rileviamo difficoltà per l’approvvigionamento dell’acqua. Prudentemente ne portiamo sempre un po’ di più di quanto potrebbe essere necessario, ma è comunque una benedizione l’acqua fresca di una fontana quando arriviamo in serata al paesino di Ollomont, nei pressi di Rey.

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In quest’ultima frazione, nella ricerca di un punto tappa, incontreremo una coppia che ci fornirà utili indicazioni. Si tratterà al contempo di una curiosa coincidenza: i due hanno lavorato a Sassari per sette anni, nel periodo pre-crisi. Sarà l’occasione per fare un raffronto con l’attuale, e purtroppo difficile, situazione socio-economica di una città, e di un territorio, che ben conosciamo.

12° giorno: Rey → Col Champillon
13ª tappa della Via, ed un po’ oltre

La tappa odierna prevede l’ascesa al rifugio Champillon, ad oltre mille metri sopra la quota attuale. Camminiamo inizialmente all’interno di un bosco. Ad un certo punto, sbucando all”improvviso dagli alberi, un capriolo ed il suo piccolo attraversano il sentiero ad un paio di metri da noi: it’s a kind of magic!
Proseguiamo poi su pendici assolate, superando alcuni alpeggi, sino a raggiungere il rifugio nel primo pomeriggio. Fa molto caldo, ma questo non ferma il nostro desiderio di proseguire oltre. Puntiamo quindi a raggiungere il col Champillon (2.709 m), oltre 300 m più in alto, da dove potremo ammirare ancora più da vicino il terzo dei giganti dell’Alta Via, il Monte Bianco. Nei pressi del colle monteremo la tenda, e sarà uno dei più bei “piazzi” di sempre nella nostra storia di trekkers :-)

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Mentre il sole tramonta e Pietro si organizza nella tenda per passare la notte, mi sposto su una piccola altura, da dove guardo l’intero orizzonte. Solo ma in unione con questo macrocosmo che mi circonda, vorrei che tutti potessero sperimentare la sensazione di pace e libertà che provo qui in questo momento.

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13° giorno: Col Champillon → Valpelline
Percorso di rientro extra-Via

Il tempo a nostra disposizione per il trek è ormai al termine: invece di proseguire per Saint-Rhémy, dove il ritorno alla modernità potrebbe rivelarsi abbastanza brusco, a causa della vicinanza con il valico del Gran San Bernardo, scegliamo di scendere, tramite i sentieri 9 e 26, verso Doues ed infine Valpelline. Seguiamo così il consiglio di Ivano, “ragazzo” ultracinquantenne innamorato della Val d’Aosta, regione che ha percorso e continua a percorrere con la famiglia in lungo, in largo ed in alto ;-)
L’abbiamo incontrato ieri passando al rifugio Champillon, ed è stata l’occasione per parlare di Alte Vie e… Pirenei, Ordesa! Ennesima riconferma su un luogo particolarmente caro ai trekkers :-)

Ci accingiamo oggi ad accomiatarci da queste montagne. Pietro ha in mente la notte precedente, quando la Luna illuminava il sentiero come una fantastica via, con i profili dei monti a contorno. Da parte mia ripenso a poche ore prima, ad uno dei tramonti più belli che abbia mai visto.
Non sarà facile ritornare alla quotidianità, alla vacuità di certe convenzioni sociali, all’imperante rumore.
Speriamo solo di poter far dono, almeno un po’, di quella luce trovata lassù. Dove si respira meglio, dove il mondo è più bello.