Arricchirsi con il trekking

Il trekker e la Ferrari (inconsueto incontro su uno sterrato alpino)

Facendo trekking ti arricchirai, questa è una certezza, addirittura matematica.

La moneta che guadagnerai, con altrettanta sicurezza, non sarà però spendibile per acquistare l’ultimo modello di zainetto motorizzato prodotto da qualche nota casa automobilistica. Perché le centinaia di migliaia, e poi i milioni, che accumulerai, non saranno fatti da dollari o dobloni, ma da… passi.

Un passo dopo l’altro, arriverai a possedere un tesoro su cui non potrà posarsi la polvere e, altro grande vantaggio, inderubabile. Si tratterà infatti di una ricchezza immateriale, ma con effetti tangibili nel tuo modo di porti, e di portarti, nel mondo.

Ricchezza conquistata con impegno e fatica, e che avrà come effetto quello di renderti consapevole della sovrumana bellezza che ancora vive sul nostro pianeta, ed anche un po’ disadattato, diciamoci la verità, rispetto al quotidiano vivere…
Perché non potrai più dimenticare la preziosità dei momenti vissuti tra l’amichevole silenzio del deserto e la regale presenza delle vette.

Così, quando ti troverai a camminare su un militaresco marciapiedi metropolitano, saprai che le dimensioni del cammino sono ben più ampie.

E che il valore dei tuoi passi non dipende dalle scarpe che hai, ma dal percorso che fai.

Promessa

“Il problema fondamentale non è se esista una vita dopo la morte, ma se esista prima.”

Giovanni Badino

E’ sul sentiero, per itinerari striati di verdi e celesti, sotto i giochi di luci e d’ombre delle nubi in corsa, o per cammini segreti, sotto la terra, segnati dalle fantasie della pietra scintillante d’acque, che cominci a capire davvero. Accade quando scopri che non vi è nessuna distanza tra Te e l’oggetto misterioso della tua ricerca. Non c’è soluzione di continuità fra Te e il mondo. Quello che trovi fuori viene da dentro, come quello che perdi. E diventa parte di Te in un modo che è soltanto tuo, perché, semplicemente, lo è sempre stato. Finisci per scoprire che i vuoti e i pieni di ogni intorno sono solo le tessere di un unico, cangiante, mosaico, come le persone che ti è dato incontrare e trattenere, per un tempo che a volte è poco e, più spesso, non è mai abbastanza.

Allora senti che, in fondo, “tutto” e “niente” perdono di significato, che “essere nulla” è un po’ come dire “essere ogni cosa”, e che siamo sfumature, riverberi di colori e vibrazioni senza tempo, che si amalgano e si confondono in fantasie ed armonie mai uguali a se stesse.

E puoi, finalmente, smettere di cercare, ma anche lasciare andare ogni paura, perché non c’è niente là fuori che non sia anche dentro di Te. Nessun altro significato conta, più di questo divenire consapevole della tua parte, immanenza che confondi con impermanenza.  

Il tuo contributo al tutto cui appartieni e che racchiudi, diventa l’impegno ad “essere vita”, oltre ogni dicotomia.

Essere Te stesso. Diventarlo. E’ profezia, impegno e destino insieme. L’unico possibile. E’ la tua sacralità nell’insieme. Energia che migra fra le braccia del tempo, che smuove le tessere, stacca e riattacca, consuma e rinvigorisce, trasforma senza distruggere. Perché niente nasce e niente muore, nemmeno la polvere che da montagna torna montagna. Tutto “diventa”, nei labirintici misteri di un esistere che non ha fine e che, in fondo, è solo promessa, anche Tu.
Scoprirlo e permettere ad altri di farlo è la tua sola missione, ben al di la delle leggi degli uomini e dei loro feticci, oltre la bugia delle vane certezze del mondo.


Rinascita


Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.”
Rainer Maria Rilke

Calenzana. Agosto 2006.

Ancora sospesi fra dentro e fuori, sotto un cielo dove la luna e il sole si passavano il testimone, stretti tra l’alba e l’aurora, ci sentivamo tenuti assieme dal sentiero. Incapaci di lasciarlo potevamo solo starci sopra con i nostri scarponi.

In quell’inatteso, inestricabile, abbraccio di emozioni nuove, che avremmo imparato a chiamare consapevolezza, capimmo d’improvviso che ritrarsi era sempre stato ingannevolmente più facile dell’andare incontro. E sentimmo, ritrovando l’entusiastico affidamento del nostro bambino interiore, che non avremmo più rinunciato a comprendere, solo perché diseducati a farlo dalla frenesia di un mondo sempre più lontano dal vero senso di ogni cosa e, proprio per questo, sempre meno nostro.

Rimanemmo perciò in cammino, per imparare, un passo dopo l’altro, quanto ci si possa  sentire leggeri a diretto contatto con la pelle della terra, dove è sempre bello ritrovarsi senza il bisogno di cercare, dove difficilmente capita  di non sapere amare, e  dove, qualora accada di non trovare il modo per poterlo fare, è sempre bello  riscoprirsi incapaci di odiare e senza alcuna voglia di scappare.