Nessuno

Alpi, 2015

Assumere un ruolo, possibilmente di rilievo, acquisire potere, diventare “qualcuno”. 
E identificarsi con un’immagine bidimensionale, senza profondità, ma piena di tag.
Sembra essere lo sport preferito da molti, o anche, ahimè, un’indotta necessità, in quest’ingranaggio sociale che ha fame di graziosi componenti numerati.
Non che abbia da proporre delle alternative, che non siano decisamente naif.

Ricorrere però all’idea del re di Itaca, che a Polifemo che lo interrogava sul suo nome rispondeva “Nessuno”, credo rappresenterebbe un’inconsueta iniziativa. Già, l’astuto protagonista del super-trekking omerico, che per sfuggire dalla prigionia del Ciclope, si travestiva di umiltà. Ma si tratterebbe solo di un primo passo, e pure abbastanza di facciata, vero Ulisse?

Per trasgredire al volere degli dèi, occorre certamente l’arguzia, ma anche il coraggio di mettersi in discussione. Cercare una via di libertà comporta infatti lo spogliarsi di etichette, reazioni inconsapevoli, percorsi preconfezionati e finanche… del proprio zaino (si, lo so, vallo a dire ad un trekker ;-)

La liberazione passa però probabilmente da quel punto: diventare nessuno.
Una missione forse più per santi, che per eroi.

Ad ogni modo, un giorno, senza sforzo, saremo tutti infallibilmente umili.
Polvere di stelle, ritornata humus sulla terra.

Ma essere terreno fertile in questa vita, farebbe la grande differenza.

L’atto di fede

Soffia il vento sulla sabbia, che docile scorre oltre il versante della duna.

Catturato da un’invisibile clessidra, mi ritrovo nel flusso tra il pieno ed il vuoto, per metà eroso e per metà nuovo.

In precario equilibrio, dove la luce rasenta l’abisso.

Ma, memore di essere un funambolo nell’incerto cammino della vita, tra il timore per la fine e la speranza nell’avvenire, compio un coraggioso atto di fede.

“Camminare è cadere in avanti.
Ogni passo è un tuffo bloccato, un crollo scongiurato, un disastro evitato. In questo senso camminare diventa un atto di fede che si ripete ogni giorno: un miracolo in due battute, un tenersi e lasciarsi andare.”

Paul Salopek